Una ventina le società interessate agli asset
Fanno capolino i francesi di Edf e una cordata italo-svizzera affiancata da un operatore cinese
SASSARI. Si muovono i francesi di Edf ma fanno capolino anche i fondi di investimento (una storia che richiama, almeno per le “segretezze private” la triste vicenda della Vinyls, poi finita malissimo), in particolare una cordata italo-svizzera composta - secondo indiscrezioni diffuse anche da Quotidiano Energia - da primari operatori nazionali, una investment company elvetica affiancata da un primario operatore cinese. L’idea, secondo le indiscrezioni delle ultime ore, sarebbe quella di creare una Newco (è un nome generico e transitorio che viene assegnato a una nuova azienda) dove inserire gli asset italiani (anche parziali) di E.On e quelli di Edison.
La disputa è sul prezzo finale di acquisto che i tedeschi continuano a fissare attorno ai 2,5 miliardi di euro, e le differenze sarebbero ancora significative. Tanto che il negoziato è dato tutt’altro che in dirittura d’arrivo.
Sono una ventina, intanto, le società ammesse alla “data room” ed emerse dalla “short list” con le relative manifestazioni di interesse. L’advisor Goldman Sachs (assistito dallo studio legale Chiomenti) sta procedendo con le attività e l’obiettivo dovrebbe essere quello di arrivare a una sintesi finale entro la prima metà di ottobre.
Da Dusseldorf sarebbero arrivati gli inviti ad accelerare, a definire al più presto le offerte vincolanti in maniera da chiudere l’operazione entro la fine del 2014.
Il dossier Italia ha generato un grande interesse internazionale, e l’auspicio della multinazionale tedesca sarebbe quello di chiudere la partita prima che possano sorgere eventuali problemi e disturbi di vario genere. In terra estera, in effetti, ci sono stati già dei precedenti importanti con la svalutazione degli asset in Russia.
Tra le indiscrezioni degli ultimi giorni, oltre alla spinta di Edison nella trattativa privata come candidata all’acquisto di tutti gli asset di E.On Italia, anche il fatto che i candidati sarebbero raddoppiati, passando da due a quattro (e questo conferma che i giochi sono tutt’altro che chiusi). Oltre a Edison e alla cordata italo-svizzera, infatti, sarebbero in corsa con proposte specifiche altre due società che fanno parte della “short list” e che figurerebbero nella lista dei gruppi di investimento (almeno una decina quelli candidati) ammessi alla procedura di vendita avviata da E.On. Già nei prossimi giorni potrebbero esserci dellesorprese. Per Fiume Santo c’è particolare attenzione, ma chi acquista dovrà calibrare bene l’offerta: il rischio è di restare senza risorse per gli investimenti necessari per il dopo. Altrimenti il polo energetico del nord Sardegna rischia di non avere futuro. (g.b.)
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