La Nuova Sardegna

«Ero indecisa, ma alla fine avrei votato no»

La docente Elizabeth Laird, a Sassari da 25 anni: «Poca chiarezza su questioni troppo importanti»

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SASSARI. Fino all’ultimo in molti hanno provato a convincerla della bontà della causa dell’indipendenza, ma alla fine lei ha optato per il no. O meglio, se avesse potuto, avrebbe messo la croce sul no. Ieri Elizabeth Laird con il cuore era nella sua Scozia, ma fisicamente era a Sassari, dove vive da 25 anni e dove insegna lingua inglese al Dipartimento di scienze umanistiche. «Mi è dispiaciuto non votare al referendum, perché anche se vivo da così tanto tempo in Sardegna io mi sento sempre scozzese – racconta –. Credo, comunque, che avrei scelto il no all’indipendenza. La mia non è una contrarietà a prescindere, fino all’ultimo sono stata indecisa, ma sono i progetti di chi vuole staccarsi dal Regno Unito che non mi convincono, soprattutto riguardo alla moneta e al lavoro. Tutti discorsi affrontati dai promotori del referendum in maniera un po’ troppo superficiale». Elizabeth Laird, un mese fa, era nella sua Scozia, nel pieno della campagna elettorale. Che, a detta anche degli stupiti osservatori sardi, abituati forse allo scarso fair play della politica nostrana, si è svolta in maniera tranquilla e composta. «Anche da noi si discute, ma il dibattito non sfocia in tragedia – dice ancora la docente universitaria –. Anche nella mia famiglia c’erano differenze di vedute sul referendum. Mio fratello era schierato per il no, mia sorella per il sì, io ero indecisa. È una cosa normale avere idee diverse, soprattutto su argomenti importanti come questo. Ma tutto finisce lì».

Laird, dal 1989 a Sassari, si sente anche un po’ sarda e, proprio perché conosce bene l’isola, le viene difficile immaginare la secessione di Cagliari da Roma. «Qui è più difficile portare avanti il discorso dell’indipendenza. Nell’isola non ci sono le risorse che potrebbero permetterle di mantenersi da sola. La Scozia ha il petrolio e il whisky, che anche se non lo dicono porta molta rendita. In caso di indipendenza tutto rimarrebbe alla Scozia. In Sardegna ci sono l’energia solare, il turismo, ma non credo sia la stessa cosa». In comune tra le due terre, però, c’è la scarsa attenzione da parte del governo centrale. «Credo sia soprattutto quello a spingere i cittadini a volersi staccare. In Scozia la voglia di indipendenza ha preso quota ai tempi della Thatcher e poi è ritornata ora che c’è Cameron. Quando un governo ti porta via tutto non ti senti più rappresentato. Come succede da sempre nell’isola. Ecco, da questo punto di vista Scozia e Sardegna si trovano nella stessa situazione». (al.pi.)

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