È battaglia legale sulla laguna di Posada
Il Comune chiede alla Regione di verificare la proprietà dello stagno, venduto nel 1870 per l’equivalente di 10mila euro
di Paolo Merlini
INVIATO A POSADA
Può essere considerato proprietà privata una vasto sistema lagunare che sta per diventare parco regionale? In base a quale normativa o atto di vendita un determinato fiume non deve più ritenersi un bene demaniale, cioè pubblico, come in genere accade? Se lo chiede da qualche tempo il sindaco di Posada Roberto Tola, che per la prossima settimana ha convocato in municipio una conferenza di servizi dall’oggetto inequivocabile: verifica della proprietà del fiume Posada e dei suoi stagni. Parteciperanno funzionari regionali responsabili dei servizi demaniali, pesca e acquacoltura e idrografico. I quali dovranno stabilire se lo stagno, acquistato da un privato quasi 150 anni fa quando era ancora un bene dello Stato e poi rivenduto nel 1995, sia ancora un bene “commerciabile” alla luce delle normative intervenute negli ultimi decenni.
La storia. Per capire come un sistema lagunare, foce del fiume compresa, sia diventato proprietà privata occorre tornare alla seconda metà dell’Ottocento, quando il re d’Italia Vittorio Emanuele II dispose con un regio decreto del 1870 di mettere in vendita numerosi beni statali per rimpinguare le casse pubbliche. Anche le “Paludi di Siniscola e Posada” finirono all’asta: se le aggiudicherà, nel 1874, il nuorese Ignazio Fiorentino, che offrirà poco meno di 2500 lire superando l’offerta del suo diretto concorrente, Giovanni Maria Corrias di Siniscola. Ma quest’ultimo poco tempo dopo l’asta diventerà l’unico proprietario degli stagni acquistando tutto da Fiorentino. A quanto equivarebbe oggi la somma versata? Le tabelle dell’Istat, che consentono di rivalutare la lira italiana a partire dal 1860, ci rivelano che oggi quelle 2500 lire ammonterebbero a circa diecimila euro: una somma con la quale non si potrebbe acquistare neppure un posto barca nel vicino porto della Caletta.
È stato messo a fruttare, da allora sino ai giorni nostri, lo stagno di Posada, come invece è avvenuto in quello di Siniscola (l’odierna peschiera tra Santa Lucia e La Caletta)? Pescatori e abitanti della zona dicono di no senza paura di essere smentiti. Nel senso che la pesca dei muggini, in particolare, qui non ha mai avuto quel carattere di settore economico portante che ha invece rivestito in altre zone lagunari della Sardegna. Gli abitanti di Posada hanno continuato a vivere di agricoltura e di pastorizia, considerando lo stagno più una seccatura che un bene, almeno sino a qualche anno fa.
L’ultima vendita. Lo stagno di Posada esce dall’oblìo nel 1995, quando di fronte al notaio De Riso di Cagliari si presentano i numerosi eredi Corrias che vendono per 750 milioni lire (attualizzati con gli indici Istat oggi sarebbero 520mila euro) il «tratto di stagno adibito a peschiera formante un unico corpo di complessivi ettari 71» al presidente della società cooperativa La Bottarga a.r.l. con sede a San Giovanni di Posada. Si chiama Nicola Pinto, vive e lavora da anni alla Caletta e fa parte di una storica e stimata famiglia di pescatori arrivati dalla Puglia negli anni Cinquanta. Oltre alle acque dello stagno – la vendita non riguarda infatti i terreni che lo lambiscono – la coop acquista anche il «vecchio fabbricato a servizio della peschiera» del quale gli eredi Corrias rivendicano la proprietà a partire dal 1955. In realtà lo stabile è realizzato su suolo pubblico: in parte su un’area demaniale, che la coop ottiene in concessione dalla Regione a partire dal 1999, e per la porzione maggiore su un terreno del Comune di Posada. Il cui consiglio comunale, nel 2010, rifiuta di prorogare la concessione perché proprio in quell’edificio intende realizzare un Centro studi sull’ambiente lacustre in vista del parco regionale. E sostiene in sostanza che la coop La Bottarga non ne ha mai fatto uso: ha cominciato la propria attività solo nel maggio 2009, dieci anni dopo l’acquisto. La coop ricorre al Tribunale amministrativo regionale, che nel marzo del 2011 annulla la delibera. Motivazione: la coop ha un fatturato di 6000 euro per l’annualità 2009, «mentre dal bilancio provvisorio al 30 settembre 2010 appare un fatturato in corso di 29mila euro». E in effetti la vendita del pescato (muggini, spigole e anguille) sul mercato locale per qualche tempo sembra andare per il meglio. In realtà è il canto del cigno della coop La Bottarga, che detto per inciso non avrebbe mai prodotto l’oggetto, se non della sua ragione sociale, del nome: cioè la bottarga. Dissidi all’interno della società hanno portato a un avvicendamento nel ruolo di presidente, oggi ricoperto da Maria Giuseppina Corda, proprietaria di due barconi, Davide e Golia, che d’estate trasportano turisti nelle cale del Golfo di Orosei. L’amministrazione di Posada ritiene che da tempo la coop non operi più nello stagno (nel 2013 il fatturato è stato pari a zero) e sospetta che, pur avendo ricevuto finanziamenti pubblici, usi i locali della peschiera per tutt’altro fine .
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