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Asset, partita a scacchi tra Edison e i cinesi

Asset, partita a scacchi tra Edison e i cinesi

Per la cessione degli impianti si sarebbero fatti avanti il colosso francese e la Shanghai electric power

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SASSARI. La data fissata per il deposito delle offerte vincolanti per l’acquisto delle attività di E.On in Italia è il prossimo 3 novembre. E a quella scadenza si guarda con interesse perché non si tratta solo di un passaggio di “consegne” da un proprietario ad un altro, in ballo c’è il riassetto complessivo del settore energetico nazionale.

Da giorni si susseguono le indiscrezioni e, soprattutto la Sardegna e il territorio del Sassarese, sono all’oscuro di quello che sta accadendo per il processo di vendita della multinazionale tedesca. Si sa che tra le società più attive c’è Edison (che avrebbe avviato una trattativa privata con E.On), cuore italiano del colosso francese Edf, che vorrebbe tutta E.On con i suoi 2miliardi di ricavi.

Pare che Edison-Edf abbia allacciato contatti - in previsione della cessione di singoli pezzi - con altre realtà. Una di queste sarebbe la Shanghai electric power (controllata dal governo di Pechino) che è alla ricerca di attività in Europa e che avrebbe manifestato apertamente un interesse per gli impianti di Fiume Santo. Si parla anche di altri cinesi, come la Sec - Shanghai electric company - che ha già rilevato una bella quota di Ansaldo Energia (il 40 per cento) insieme ad un fondo. Tra gli interessi, anche il campo fotovoltaico di Fiume Santo con la svizzera Alpiq che avrebbe, in questo senso, un ragionamento aperto sempre con Edison.

Una partita a scacchi, quindi, quella tra Edison e i cinesi che potrebbe riservare qualche sorpresa proprio ai primi di novembre.

Ieri, intanto, i siti specializzati - come Quotidiano Energia - hanno cominciato a dare conto delle prime defezioni nella corsa alla vendita delle attività di E.On Italia. Tra le società uscite di scena ci sarebbe GdfSuez, e il passo indietro dei francesi - secondo gli analisti - lascerebbe strada libera per l’Enel che finora si è mosso senza fare troppi clamori.

Tra i concorrenti che si sarebbero ritirati dalla competizione, anche diversi fondi di investimento che pure si erano affacciati sulla scena con credenziali importanti.

Fonti bancarie vicine all’advisor Goldman Sachs (che è coadiuvato dai consulenti dello studio legale Chiomenti) avrebbero confermato che tra le lamentele principali ci sarebbe la insufficiente disponibilità delle informazioni reperite nella “data room”. Da qui la riduzione dei pretendenti che potrebbe anche significare un orientamento già definito anche da parte di E.On. L’intenzione dei tedeschi sarebbe quella di arrivare a una chiusura degli accordi per la fine dell’anno o inizio del 2015. E sul tavolo potrebbero restare alla fine tre proposte. (g.b.)

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