La Nuova Sardegna

L’archeologo paga di tasca propria

di Claudio Zoccheddu
 L’archeologo paga di tasca propria

Il coordinatore degli scavi Momo Zucca ha ingaggiato una guardia a sue spese

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CABRAS. Adesso la notte non fa più paura. A vigilare sul sito di Mont’e Prama, anche quando il sole si nasconde dietro la collina dei giganti, c’è una guardia armata che presidia il sito durante tutto l’arco della nottata. Il vigilante è stato pagato dall’archeologo Raimondo Zucca, che coordina gli scavi per conto del Consorzio Uno, ma presto le spese saranno sostenute dall’Università di Sassari. L’agenzia, infatti, è la stessa che sorveglia i locali universitari di via Carmine a Oristano, dove ha sede il Consorzio. «Non sto facendo nulla di importante», ha detto ieri Zucca che pagherà di tasca la guardia giurata anche nei prossimi giorni, «gli scavi di Mont’e Prama sono un bene culturale inestimabile e la loro tutela è la cosa più importante». A dare una mano alla guardia del corpo dei giganti ci penseranno le forze dell’ordine: polizia, carabinieri, corpo forestale e guardia di finanza sono pronti a intensificare gli sforzi per evitare che si ripetano episodi come quello dello scorso fine settimana, quando una delle dieci “nuove” tombe rinvenute dagli archeologi è stata profanata da un gruppo di tombaroli. Un rischio che era stato annunciato. L’annuncio si era concretizzato nell’innalzamento di una recinzione, tra l’altro pressoché inutile perché facilmente aggirabile. Dubbi sulla sicurezza a parte, ieri a Monte Prama sono ripresi i lavori. Gli archeologi si sono concentrati sui reperti stratificati nella “discarica”, una porzione di scavo in cui in antichità venivano accumulati i resti della pietra lavorata. Quasi come se fosse una cava in cui gli scultori nuragici gettavano i giganti meno riusciti, o come se fosse l’accumulo di monumenti distrutti dopo una violenta invasione dei popoli del mare. In ogni caso, le tombe scoperte qualche tempo fa sono rimaste inviolate. La pioggia di ieri ha sconsigliato l’inizio delle ispezioni del team di microbiologi guidati da Salvatore Rubino, docente dell’Università di Sassari. L’indagine alla ricerca del Dna, o degli agenti patogeni che potrebbero aver causato la morte degli individui seppelliti nelle tombe a pozzetto otto secoli prima di Cristo, è stata pianificata sul campo ieri sera e presto verrà realizzata dagli specialisti guidati da Salvatore Rubino e coordinati dagli archeologi del Consorzio Uno. Nel frattempo, l’eco delle polemiche che hanno infiammato il panorama politico è arrivata anche sulle colline del Sinis. Le replica degli archeologi, però, è sintonizzata sul poltically correct: «Mont’e Prama è un bene di tutti e non ci dovrebbero essere divisioni nella classe politica», ha spiegato Raimondo Zucca.

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