Blitz dei parlamentari nel cuore di Santo Stefano
Scanu, Corda, Pili e Piras hanno visitato il deposito di Guardia del Moro Dentro gli oltre 5 chilometri di cunicoli sono stipate tonnellate di armi
INVIATO A LA MADDALENA. L’ispezione nei bunker sotterranei di Santo Stefano ha lasciato stupefatti i quattro parlamentari sardi che, in oltre due ore, hanno camminato per cinque chilometri dentro la più grande santabarbara del Mediterraneo.
«All’interno c’è stipato tanto di quell’esplosivo da far saltare in aria mezzo arcipelago maddalenino», ha esclamato al termine della visita il parlamentare di Unidos Mauro Pili, con Giampiero Scanu del Pd, Michele Piras di Sel e Manuela Corda del Movimento 5 Stelle, tutti componenti della IV commissione difesa, sono stati guidati nel ventre granitico di Santo Stefano dal capo di Stato maggiore della marina militare, l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi e dal padrone di casa, l’ammiraglio Andrea Toscano, comandante di Marina Nord, nel Tirreno.
«La nostra – ha spiegato il deputato Giampiero Scanu – è stata una visita istituzionale effettuata nell’ambito del nostro impegno, come parlamentari sardi, all’interno di un'area sensibile, composta da chilometri di corridoi a forma di ferro di cavallo da dove si diramano diversi cunicoli che portano a quelle che i militari chiamano “riservette”, i depositi dove vengono custodite le armi e gli esplosivi. È stata una visita che si è svolta secondo i canoni istituzionali – ha proseguito il deputato del Pd – che è stata utile per far chiarezza su cosa vi sia depositato e le dotazioni di sicurezza di cui è dotato il compendio militare».
Sui moli e nelle altane che circondano l’ingresso principale del tunnel di Santo Stefano i parlamentari sono stati accolti da militari in mimetica con zainetti e fucili mitragliatori, gli specialisti dello Sdai (gli uomini del servizio difesa antimezzi insidiosi, marinai esperti in azioni antisabotaggio sia a terra che sotto la superficie del mare, essendo tutti provetti subacquei) che presidiano l’intero compendio, off limits per chiunque.
Il giro d’ispezione, cominciato alle 11 dal porto di Palau, dove i parlamentari sono stati accolti dal comandate della direzione marittima del nord Sardegna, l’ammiraglio Nunzio Martello, è proseguito all’interno dei bunker scavati nella roccia per concludersi poco dopo le 13. Quindi i parlamentari sono stati accompagnati nella scuola sottufficiali della Maddalena dove sono stati messi al corrente, dagli alti ufficiali della marina militare italiana, delle diverse operazioni di stoccaggio degli esplosivi e sui trattamenti (ingrassaggio e isolamento antipolvere) a cui vengono sottoposte le armi individuali, di reparto, i missili e l’intero catalogo bellico. Tutto presente nelle “riservette” di Santo Stefano, comprese le armi sequestrate ai trafficanti russi nel 1994. «Dentro Guardia del Moro – ha detto il deputato Mauro Pili al termine della visita – ci sono pallet aviotrasportabili con armi sovietiche già imballate e pronte a essere spedite all’aeroporto di Erbil, in Kurdistan –. Si tratta di 210mila chilogrammi di armamenti, 210 tonnellate di strumenti di guerra pronti per essere trasferiti via aerea in Iraq». Ma l’obiettivo dei componenti la IV commissione difesa, che coincide con quello della nuova giunta regionale guidata da Francesco Pigliaru, non era soltanto quello di verificare se le disposizioni parlamentari in materia di aiuti militari al Kurdistan nella guerra contro i fondamentalisti del califfato dello stato islamico (l’Isis) fosse conforme alle disposizioni governative. C’è da valutare, ed è questo il compito della commissione «l’impatto che le servitù militari hanno sul territorio e sulle popolazioni dell’isola – ha voluto precisare Michele Piras di Sel –, e l’area militare di Santo Stefano, pur nella sua isolata complessità, rientra tra queste». Scopo della commissione è stabilire i tempo necessari affinchè possano essere smilitarizzati i poligoni militari di Teulada, Capo Frasca e del salto di Quirra, argomenti sui quali tutti i parlamentari si sono già scontrati con i vertici della difesa. L’ultimo, in ordine di tempo, proprio il rappresentante di Sel, che pochi giorni fa, durante la discussione in aula per il finanziamento alle missioni internazionali, ha attaccato il sottosegretario alla difesa Domenico Rossi. «Ha detto che prima della chiusura dei tre poligoni più importanti d’Europa in Sardegna vengono gli interessi della Difesa. Questa è ideologia, e nella sua peggiore variante. Prima di tutto vengono gli interessi e i bisogni dei popoli, prima il diritto a vivere in un ambiente sicuro e sano, prima il diritto di decidere in libertà».
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