Il piano industriale gela il tavolo: flotta di 14 aerei, 1634 gli esuberi
Nell’incontro con il governo l’ad Roberto Scaramella conferma i tagli. Cancellata la base di Cagliari I sindacati: «Proposta inaccettabile, in questo modo si vuole far sparire la compagnia»
OLBIA. “Scaramella vieni giù, Scaramella vieni giù”. I cori da stadio salgono da via Fornovo, Roma, sede del ministero del Lavoro, quando l'amministratore delegato di Meridiana inizia a illustrare ai sindacati (nove sigle) il piano industriale della compagnia. Le contestazioni dei dipendenti per un po' si sovrappongono alle sue parole, accompagnate da numerose slide, come se fosse un road show per gli investitori.
Poi, sia fuori che dentro, cala il silenzio. Succede quando Scaramella entra nel dettaglio, e spiega che la compagnia alla fine del 2015 passerà da 26 aerei a 14, con 2 soli a Olbia, tutti gli altri divisi tra Napoli e Milano (Malpensa e Linate). «Più che un piano di rilancio, è uno di dismissione. Peggiore del previsto», si dicono tra di loro i sindacalisti e lo ribadiranno alla fine di tutto, dopo quattro ore di vertice.
Perché l'azienda, per l'ennesima volta, conferma che gli esuberi - 1478 su 1742 dipendenti di Meridiana fly (pari all’84% della forza lavoro) e 156 su 359 dipendenti di Meridiana Maintenance (per un totale di 1634) - sono strutturali. Uno volta usciti dal perimetro aziendale, non vi faranno più ritorno. Nelle parole di Scaramella non c'è altra prospettiva che l'uso degli ammortizzatori sociali, dai 3 ai 5 anni di durata a partire dal 2015, per i licenziati. Non c'è altro spazio di manovra, se non quello (stretto) per un prepensionamento (per un centinaio di loro) e un riassorbimento di alcuni di (numero tutto da definire) con l'intervento delle Regioni (Sardegna, Lombardia, Veneto).
Scaramella non concede altro. Come aveva sempre fatto e come ha confermato davanti ai tecnici del Governo. Non il ricorso ad altri due anni di cassa integrazione, come chiesto dai sindacati, per prendere tempo, vedere se Meridiana fly, con un nuovo network, riprende quota e se, così, può arrivare anche un partner internazionale. Il Qatar, su tutti.
Non - come chiesto sempre dai sindacati - l'avvio dei licenziamenti anche in Air Italy. Perché la seconda compagnia del gruppo dell'Aga Khan è - per Scaramella - decisiva e lo sarà ancora di più nello sviluppo del piano. Tutta la flotta sarà composta da Boeing, quelli in uso ad Air Italy. La maggior parte dell'attività, di linea e charter, su voli nazionali e internazionali, sarà spostata sugli aeroporti di Napoli e Milano.
Olbia resterà sì la sede della compagnia, con la presenza della struttura commerciale e amministrativa e con il domicilio fiscale che porterà nelle casse della Sardegna l'Iva, l'Irap e la quota di imponibile Irpef. Ma sarà una base dimezzata, con appunto due soli aerei, quelli chiamati a fare le rotte della continuità territoriale per Roma e Milano. Dei 67 piloti attualmente in servizio, ne resteranno 16; gli assistenti di volo passeranno da 222 a 32; gli amministrativi e gli operai da 407 a 169. Non ci sarà nessun altro volo fino a quando, e chissà quando, ci sarà il bando per la continuità territoriale 2, quella dei voli per Torino, Bologna, Verona. La base di Olbia potrà essere potenziata solo così. Quella di Cagliari, azzerata dal piano di esuberi, potrebbe allora risorgere. Dipende dalla Regione. È uno dei punti che Scaramella offre ai sindacati per la discussione che andrà avanti fino al 21 ottobre: se ci saranno queste condizioni - con le nuove rotte - i licenziamenti potrebbero diminuire. Poco, meglio non farsi illusioni, ha ripetuto l’ad.
I sindacati hanno preso nota. Governo e Regione sembrano orientati a dare gli ammortizzatori sociali. L’altra partita, per ridurre gli esuberi, dovranno giocarsela da soli. Presentando ancora una volta i numeri, quelli dello svuotamento di attività di Meridiana a favore di Air Italy. «Non è un piano, è la chiusura di Meridiana fly - attacca Franco Monaco (Filt-Cgil) -. Se è così, non può esserci condivisione. Noi, nei prossimi incontri, continueremo a chiedere altri due anni di cassa e un piano vero, globale, di rilancio». «Gli esuberi vanno ridotti il più possibile, quasi fino all’azzeramento - dice Elisabetta Manca (Uilt) -. Da parte nostra non ci sono pregiudizi sul proseguo della trattativa, a condizione però che sia finalizzata alla difesa dei posti di lavoro e alla salvaguardia delle professionalità, un patrimonio da non disperdere per l’azienda». C’è poi il problema del costo del lavoro, su cui Scaramella si è soffermato. Meridiana fly costerebbe più di Air Italy. «Quello di Scaramella è il piano di rilancio di Air Italy e di chiusura di Meridiana fly - dice Sandro Spano (Apm) -. Se queste sono le premesse, sbaglia. Sbaglia molto. Abbiamo fatto uno studio: il costo del lavoro dei piloti di EasyJet, una low cost, è più alto del 10% di quello dei piloti di Meridiana fly. Lo diremo al Governo». «È emerso chiaramente che l’azienda ha preso come modello la compagnia aerea Ryanair – dice Emiliano Fiorentino (Fit-Cisl) –. Questo non credo che aiuti a fare passi in avanti. Prendere come esempio chi nel nostro Paese aggira i diritti e sfrutta i lavoratori non può essere approvato da chi come noi il lavoro deve difenderlo».
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