«La Fondazione esca dal Banco»
L’auspicio in Consiglio regionale arriva dal governatore Francesco Pigliaru
CAGLIARI. L’ordine del giorno presentato dai Riformatori sul «monopolio del Pd nella Fondazione Banco di Sardegna» è stato bocciato dal Consiglio regionale. Bocciatura scontata visti i numeri della maggioranza, tra l’altro rinforzata dal voto di Giorgio Oppi dell’Udc, ma la mozione del centrodestra è servita a riaprire il confronto politico sempre a singhiozzo sul credito, sulle acquisizioni dell’ex Cis, del Banco di Sardegna e della Banca di Sassari da parte di gruppi nazionali e sulle future fusioni. Soprattutto e anche abbastanza a sorpresa è servita al presidente della Regione, Francesco Pigliaru, per rendere pubblico il suo pensiero personale, ha precisato, sui rapporti societari all’interno dello stesso Banco di Sardegna, controllato dalla Bper: «Da governatore – ha detto – non voglio certo interferire sulla gestione della Fondazione, ma ritengo debba uscire dal capitale del Banco di cui ha il 49 per cento (quota che vale intorno ai 350 milioni). Se lo facesse – ha aggiunto – seguirebbe non solo una tendenza nazionale ma darebbe un contributo importante per spezzare l’antistorico legame fra Fondazioni e banche, da sempre fonte di commistioni fra politica e finanza, e permetterebbe alla stessa Fondazione d’investire nell’economia e nella società sarda quei 350 milioni ora immobilizzati». È stato questo l’auspicio del presidente, che però non è entrato nel tema caldo della mozione dei Riformatori. Tema rilanciato più volte dal capogruppo Attilio Dedoni, da Michele Cossa e Luigi Crisponi: il Pd – hanno denunciato – controlla «in pieno la Fondazione, a cominciare dall’aver indicato seppure tra molte polemiche interne, ad esempio Pigliaru a suo tempo era contrario, il presidente (è l’ex senatore Antonello Cabras) e anche tutto il consiglio d’amministrazione. «È evidente a tutti – ha detto Dedoni – che ormai la Fondazione si è trasformata in un esclusivo terreno di caccia e potere per il Partito Democratico». Contestazione respinta dal capogruppo del Pd, Pietro Cocco, e dalla maggioranza, che ha parlato di «attacco confuso e personale». Nel dibattito è intervenuto anche il consigliere regionale di Forza Italia, Antonello Peru, che ha lanciato questa proposta: «Dovrebbero essere i Comuni ad acquistare le azioni del Banco di Sardegna, perché la banca deve rimanere dei sardi e non può essere sottomessa, come accade ora, agli ordini e ai voleri dell’Emilia Romagna, che si disinteressa del territorio e anzi vuole ridurre ancora i servizi» (ua)
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