Crack Epolis, il processo a marzo
Gli indagati sono 19, richiesto il giudizio anche per l’editore cagliaritano Grauso
CAGLIARI. Ora c’è la data: l’udienza preliminare per la bancarotta da 130 milioni di euro del gruppo editoriale Epolis si aprirà l’11 marzo dell’anno prossimo. Il giudice sarà Cristina Ornano, gli indagati di cui è stato richiesto il rinvio a giudizio da parte del pm Giangiacomo Pilia sono diciannove, tra cui l’imprenditore cagliaritano Nicola Grauso e l’ex editore Alberto Rigotti, che si trova agli arresti domiciliari dal 29 maggio scorso: per lui il tribunale del riesame ha appena respinto l’istanza di revoca della misura cautelare, quindi non potrà muoversi dalla sua residenza di Milano. La vicenda: creata nel 2004 una catena di 19 quotidiani fra cui il Giornale di Sardegna con edizioni di Cagliari e Sassari, Grauso venne travolto dall’inconsistenza del progetto e da risultati commerciali disastrosi. Così passò alla formula free-pay ma la situazione finanziaria del gruppo non migliorò: nel giro di due anni si aprì una voragine finanziaria incolmabile. Grauso decise allora di affrontare la terza sconfitta imprenditoriale nella veste di editore - la prima fu in Polonia, la seconda con l’Unione Sarda - e decise di liberarsi dell’impegno ormai insostenibile cedendo l’attività a un gruppo che faceva capo a Rigotti. Da quel momento, a leggere le carte del procedimento penale, si realizzò una rapida e impressionante spoliazione dell’impresa: se in quel momento - secondo i dati ufficiosi - le perdite del gruppo ammontavano a circa 40 milioni di euro, i conti finali indicheranno un «buco» di 130 milioni di euro, con la scoperta da parte del curatore fallimentare di quote previdenziali non versate, tfr spariti, persino i ratei di mutuo trattenuti sulle buste-paga dei giornalisti affondati in un calderone societario quantomai fumoso e ribollente di sospetti, tra acquisti di auto di lusso, pellicce, gioielli, viaggi mentre gli stipendi dei dipendenti non arrivavano o arrivavano in ritardo. (m.l)
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