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E sul voto in aula l’opposizione si spacca

E sul voto in aula l’opposizione si spacca

Centristi e sardisti si schierano con la proposta della maggioranza. Fi e Riformatori dicono no

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CAGLIARI. La voglia di avere in fretta una nuova legge per l’edilizia al posto del Piano casa doveva essere condivisa e trasversale, dalla maggioranza fino all’opposizione. Però in dirittura d’arrivo l’unanimità è svanita e alla fine l’ordine del giorno unitario si è arenato nei corridoi del Consiglio regionale. Siccome la politica è spesso strana, a spaccarsi non è stato il centrosinistra, al governo, ma chi sta all’opposizione. A votare con il Pd e suoi alleati e quindi a favore della prossima legge sono stati l’Udc, i sardisti, l’Uds e il Movimento Zona Franca. Contro Riformatori, Forza Italia, astenuto l’unico consigliere dei Fratelli d’Italia. Insolito, ma vero.

Lo scontro 1. È stato prima di tutto sulla proroga del Piano casa: centrosinistra contrario, spicchi del centrodestra favorevoli. Con i primi a ripetere più volte: «Usciamo dall’emergenza e puntiamo ad approvare una legge ordinata e di largo respiro. E gli altri a ribattere: «Portiamo a casa la proroga, della legge discutiamo poi». Ha vinto, com’era prevedibile la maggioranza rafforzata dallo zoccolo centrista e sardista.

Lo scontro 2. È stato sui tempi di approvazione della legge. In aula, l’assessore all’Urbanistica, Cristiano Erriu, ha giurato che la legge è pronta e per tranquillizzare gli scettici ha mostrato anche la bozza definitiva. Martedì la porterà in Giunta e poi spetterà al Consiglio approvarla entro il 29 novembre, scadenza improrogabile della quarta proroga del Piano. Se la tabella sarà rispettata, non ci dovrebbero essere problemi, con un cambio della guardia in simultanea, proprio il 29, fra vecchio e nuovo testo. Va bene così? No, lo scontro c’è stato lo stesso, quando il centrodestra (Forza Italia e Riformatori da soli) ha sollevato questo dubbio: «E se non dovessimo farcela a rispettare i tempi? Mettiamo una clausola, nell’ordine del giorno, che in questo caso ci sarà comunque una proroga del Piano casa», hanno detto Giuseppe Fasolino e Michele Cossa. Proposta però rifiutata dal centrosinistra e dagli altri parti di minoranza, con in testa Giorgio Oppi dell’Udc: «Perché non dovremmo farcela? Se tutto è pronto, come sostiene l’assessore, poco meno di 60 giorni sono più che sufficienti». Concetto ribadito anche da Mario Floris (Uds) e Christian Solinas (Psd’Az). Assist subito raccolto dal Pd, con Antonio Solinas: «Possiamo e dobbiamo rispettare la scadenza del 29, a meno che qualcuno non voglia mettere i bastoni fra le ruote al Consiglio». Un modo come un altro per dire a quelli della clausola: avete in mente qualche trucco? Quale ad esempio? Questo: lasciare in bilico il vecchio Piano ancora per qualche settimana dopo il 29 novembre e permettere così che qualcuno comunque sfrutti le norme destinate a essere cancellate con la nuova legge. Fiutato il pericolo vero o presunto che fosse, l’inattesa maggioranza trasversale ha rifiutato la clausola e l’ordine del giorno che impegna la Giunta e Consiglio a rispettare i tempi è stato approvato da due terzi dell’aula.

Chi non si fida. È la Confartigianato che avrebbe preferito subito il minimo garantito della proroga per poi concedere alla politica tutto il tempo di pensare in grande e alla nuova legge. Ma il Consiglio ha giurato che rispetterà la tabella di marcia e la sfida contro il tempo è già partita. (ua)

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