Vertenza entrate, è scontro con lo Stato
In Consiglio passa un documento unitario in cui si chiede di non ritirare i ricorsi. L’assessore Paci rassicura: presto l’accordo
CAGLIARI. Sui conti della Regione e i rapporti difficili con lo Stato sulle entrate il Consiglio regionale ha raggiunto un accordo: lotta continua, seppure dolce. All’improvviso Il centrosinistra e l’opposizione di centrodestra hanno votato insieme un ordine del giorno con cui «è dato mandato alla Giunta di proseguire il confronto col Governo, perché alla Sardegna siano riconosciute tutte le entrate e non sia penalizzata dai tentativi della Ragioneria dello Stato di toglierle quanto dovuto». Tutti i partiti hanno firmato il documento e questo passo avanti era impensabile fino a qualche giorno fa, quando i due schieramenti erano arrivati allo scontro frontale proprio sui conti della Regione. A svelenire gli animi è stato di sicuro quest’annuncio, in Consiglio regionale, dell’assessore al Bilancio, Raffaele Paci: «La prossima settimana – ha detto – sono sicuro che a Roma, nel confronto con il ministero, troveremo le soluzioni giuste per far restituire alla Sardegna i 230 milioni di riserve erariali pretesi dallo Stato per abbattere il debito pubblico, mentre noi li vogliamo utilizzare per diminuire il nostro di debito pubblico che è di un miliardo e mezzo». L’ottimismo e la diplomazia hanno permesso anche di inserire, sempre nell’ordine del giorno, quest’altro punto che riguarda la Vertenza entrate bis: «Tutti i ricorsi che dovevano essere ritirati in base all’ultimo accordo col Governo sul pareggio di bilancio nel 2015, lo saranno solo nel caso in cui il confronto sulle maggiori compartecipazioni avrà esito positivo». Insomma, le denunce di scippo finanziario restano ancora dove sono, nell’aula della Corte Costituzionale. Per arrivare all’accordo della «pistola che resta carica», è, stato determinante un altro passaggio del discorso di Paci. Ha congelato i recenti scontri brutali fra i partiti proprio sul tema delicato dei ricorsi, quando ha detto: «Ammetto che a luglio dopo la firma dell’accordo c’è stato un incidente inaspettato con la Ragioneria dello Stato proprio sulle riserve erariali (230 milioni) e la partita è cambiata all’improvviso». È bastato questo per convincere Alessandra Zedda, Pietro Pittalis (ex assessore e capogruppo di Forza Italia) e Michele Cossa (Riformatori) che «qualcosa era cambiato nell’atteggiamento della Giunta verso il Governo». Concetto poi ribadito dallo stesso assessore: «Non esistono amici o nemici, a Roma, ma solo ministri con cui parlare». Trattativa che, si sa, ha il peso anche della vertenza aspra per le entrate. La compartecipazione Stato-Regione finora vale tra i 5,7 e i 5,9 miliardi all’anno. Però dal 2010 al 2013 Roma non ha riconosciuto alla Regione la quota parte di Ires (l’imposta pagata dalle imprese con sede legale nella penisola ma gli stabilimenti in Sardegna), di alcune lotterie e infine delle riserve pagate dalle società di assicurazioni. Paci ha detto che anche questo confronto è a buon punto sia sugli arretrati (604 milioni) sia sulla quota a regime, 150 milioni. Ma gli incidenti sono sempre in agguato e allora nell’ordine del giorno c’è scritto: «La Giunta si impegna a presentare un ricorso di illegittimità nel caso in cui il confronto non vada a buon fine». È un’altra pistola carica da mettere sul tavolo, anche se la Giunta è sicura: «Ci sarà l’accordo», e l’ottimismo alla fine ha convinto tutti. (ua)
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