Caso Meridiana, si tratta sugli esuberi
I sindacati chiedono garanzie sugli ammortizzatori sociali, il Ministero prende tempo, la compagna decisa a tagliare
OLBIA. Le lingue sono diverse, ma almeno si parlano. Meridiana e sindacati restano nel loro mondo, tuttavia ora cercano di capirsi affidandosi al traduttore: il Governo.
Ieri a Roma, al ministero del Lavoro, la riunione è cominciata male. Con l'azienda che ha avviato la contabilità degli esuberi, settore per settore, a conferma della linea ormai tracciata dall’Aga Khan: i licenziamenti ci saranno. Quanti, si vedrà. Perché c’è l’impegno dell’ad Roberto Scaramella a ridurli di numero (al momento sono 1634 su 2101 dipendenti).
I sindacati l'hanno stoppata subito, si sono riuniti in un'altra sede, hanno ritrovato l'unità (dentro anche la Uil) e hanno chiesto altro tempo. O meglio, hanno pretesto dal Governo che dica con certezza quanti ammortizzatori sociali ci sono a disposizione (cassa integrazione, mobilità), quanti soldi (Alitalia rischia di prendersi il grosso della fetta), quanti dipendenti di Meridiana potranno andare in pensione, quali posti di lavoro potranno offrire le Regioni in cui la compagnia aerea ha o aveva basi (Sardegna, Lombardia, Veneto, Toscano). Meridiana, con il nuovo capo delle relazioni industriali, Paolo Carcone, non ha posto problemi.
Incassato un primo risultato, i sindacati non hanno consegnato l’ordine del giorno votato dall’assemblea dei lavoratori a Olbia avant’ieri (quello del “tutti salvi o tutti licenziati”), e così è sembrata una vera apertura al dialogo. A 360 gradi. Poi tutti insieme (Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Usb, Cobas, Anpav, Apm) hanno chiesto una cosa sola: altri due anni di cassa integrazione. E su questo il principio di discussione si è interrotto. Perché Meridiana ha detto no, non accetterà questa soluzione come alternativa ai licenziamenti. E dunque è ancora muro contro muro.
Perché per avere altri due anni di cassa integrazione l’azienda deve presentare un altro piano industriale. Un piano di crescita, con più aerei, più rotte, più mercati da aggredire. Ma Meridiana - e l’ha confermato per l’ennesima volta l’ad Scaramella in un’intervista al “Sole-24 Ore” - non può e non vuole farlo: i licenziamenti sono l’unico modo per salvare l’azienda. Una tesi che avrebbe convinto il Governo e, in parte, anche la Regione.
Se le cose dovessero restare così, le strade percorribili sono poche. Azienda e sindacati dovranno trattare sugli esuberi. Sul loro numero, sulla loro (possibile) ricollocazione. Insomma, sugli ammortizzatori sociali a disposizione (dai 3 ai 5 anni di copertura per i licenziati). Strumenti che il ministero si è impegnato a rendere noti per la prossima riunione in programma il 7 ottobre.
Per la Cgil, l’importante è stato bloccare la contabilità degli esuberi e ribadire la richiesta di avere come opportunità di rilancio altri due anni di cassa integrazione. Per la Uil, a lungo osteggiata dalle altre sigle, c’è la soddisfazione di avere raggiunto l’intesa sindacale su un percorso percorribile a difesa dei lavoratori.
Alla fine della riunione è arrivata una botta, però. Non dall’azienda, ma dal Governo: dai prossimi incontri le delegazioni non potranno essere composte da più di tre sindacalisti, per questioni di ordine pubblico. La Cgil ha minacciato di disertare gli appuntamenti, se non verrà ritirato il provvedimento.
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