La Nuova Sardegna

«Ha ucciso la ragazza» In cella giovane sardo

di Pier Luigi Piredda
«Ha ucciso la ragazza» In cella giovane sardo

Emanuele Casula, originario di Ortueri, è stato arrestato a Sondrio È accusato di avere massacrato la fidanzata e ridotto in fin di vita un 35enne

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Con un calcio ha scaraventato la fidanzatina fuori dall’auto facendola cadere in fondo a un dirupo, poi l’ha raggiunta e l’ha finita a colpi di pietra. Veronica Balsamo, una cameriera di 23 anni di Sondrio, secondo la ricostruzione dell’accusa, sarebbe morta così. Assassinata dal suo fidanzato: Emanuele Casula, 18 anni, anche lui di Sondrio ma originario di Ortueri nel Nuorese. Un massacro senza pietà al culmine di una giornata durante la quale il diciottenne presunto assassino, probabilmente imbottito di droga, aveva inizialmente rubato un’auto, poi una scatola di medicinali, lasciando poi mezzo morto il sagrestano del paese, ancora ricoverato in fin di vita in seguito alle ferite riportate nell’aggressione con un cacciavite all’interno della sua abitazione.

Emanuele Casula è stato arrestato dopo 40 giorni di indagini dai carabinieri del nucleo investigativo di Sondrio, coordinati dai magistrati Elvira Antonelli (reggente da pochi giorni della Procura dopo l'uscita di scena del procuratore Fabio Napoleone eletto al Csm) e Giacomo Puricelli. A incastrare Emanuele Casula, arrestato nella notte tra giovedì e venerdì, secondo gli investigatori sono state le tracce di sangue di Veronica sui pantaloni che l’operaio indossava quella sera, un’impronta sulla maglietta della ragazza e le tracce di sangue rilevate nella baita in cui era stato trovato mezzo morto il sagrestano Gianmario Lucchini, ritenuto testimone scomodo, e sul cacciavite che il giovane di origine sarda avrebbe usato per colpirlo una decina di volte.

La morte di Veronica non sarebbe dunque stato un incidente, così come Emanuele aveva farfugliato sconvolto quella sera dopo il ritrovamento del corpo della ragazza. E’ stato, sostengono gli investigatori, un delitto feroce, al termine di una giornata da sballo, tra alcool e droga. Dal furto dell’utilitaria di un negoziante di ferramenta, a quello di uno scatolone di medicinali lasciato da un corriere espresso davanti a una farmacia e poi quello di una bicicletta. La serata brava del giovane fabbro di origine sarda sarebbe finita ammazzando la fidanzata e poi con il tentato omicidio del sagrestano del paese.

Il movente potrebbe averlo fornito Emanuele durante uno dei tanti interrogatori a cui è stato sottoposto in questi 40 giorni di indagini, tra un’amnesia e l’altra. «Veronica era gelosa – avrebbe raccontato il diciottenne –. Quella sera abbiamo litigato perché diceva che corteggiavo le altre ragazze e avevo appena avuto un'altra relazione».

Così dopo 40 giorni il giallo della Valtellina e il mistero della morte di Veronica sarebbe stato risolto. La morte della cameriera di Grosio (Sondrio) non era un incidente, ma un omicidio. Pesanti come macigni le accuse che hanno fatto finire in carcere Emanuele Casula: omicidio volontario aggravato da futili motivi e con l'aggravante di aver approfittato di circostanze di tempo, luogo e persona per ostacolare la pubblica e privata difesa. E ancora: occultamento di cadavere, tentato omicidio del chierichetto e furto. Di farmaci, di un’utilitaria, di una bici e del piccolo fuoristrada della madre di Veronica.

Gli inquirenti hanno ricostruito quella notte del 23 agosto, a Roncale, vicino alla chiesetta di Grosotto, nel cuore della Valtellina. Veronica ed Emanuele si erano appartati in una piazzola quando tra i due era nata una discussione, degenerata in un litigio. Veronica avrebbe rimproverato a Emanuele altre storie. E lui, insofferente e sotto l'effetto della droga, l'avrebbe colpita con un calcio, spingendola nel dirupo, per poi scendere anche lui e massacrarla con una pietra alla testa fino ad ucciderla. Poi, le avrebbe infilato un maglione, con il risultato che l'indumento aveva nascosto l'impronta di una scarpa (sporca di terriccio, con la quale Emanuele aveva schiacciato e spinto la fidanzata nel dirupo) all'altezza della spalla sinistra della canottiera. Quindi la precipitosa fuga con il suv della mamma di Veronica. Dopo pochi tornanti, l'incidente che aveva richiamato l’attenzione del sagrestano Gianmario Lucchini, 35 anni, che vive in una baita poco distante dal luogo del delitto. Emanuele sarebbe allora entrato nella casetta massacrando il sagrestano con un cacciavite. Poi la fuga. Lucchini, disabile, era stato trovato in gravissime condizioni il giorno seguente, quando a 200 metri di distanza dalla sua abitazione era stato individuato il cadavere di Veronica.

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