La Nuova Sardegna

Angioni: «No a Soru che decide da solo»

di Alfredo Franchini
Angioni: «No a Soru che decide da solo»

Il candidato sostenuto dall’area Barracciu presenta il programma: «Nel partito le decisioni non devono venire dall’alto»

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CAGLIARI. Chi ha detto che le distanze politiche tra Destra e Sinistra si stanno riducendo? Il programma di Ignazio Angioni, uno dei tre candidati alla segreteria regionale del Pd, parla chiaro: i valori di fondo non sono cambiati - dice - ma il Pd deve essere diverso da come è stato negli ultimi dieci anni.

E’ un rottamatore cortese, Angioni, senatore di 47 anni, ex direttore della Legacoop, che soltanto un anno e mezzo fa ha intrapreso la strada degli incarichi istituzionali. Rottamatore cortese perché non nomina mai Renato Soru, candidato accreditato alla segreteria da una fortissima maggioranza interna, ma lancia uno slogan garbatamente malizioso: «Sono uno che sa fare, ma senza fare tutto da solo». E poi spiega: «Un cambiamento profondo non può venire dalle stesse persone che troppo spesso hanno permesso che il Pd sardo funzionasse meglio per conservare il potere di pochi, invece di fare le riforme utili a molti».

Confronto. Il 26 ottobre, giorno delle primarie in Sardegna, non è in gioco solo la segreteria del Pd - è la tesi di Angioni - ma la nascita di una nuova responsabile classe dirigente. Angioni è sostenuto in questo confronto dai renziani dell’area di Francesca Barracciu, sottosegretario alla Cultura che ieri ha preso parte alla presentazione del programma di Angioni accanto a Chicco Porcu. Ma con Angioni ci sono anche molti ex Ds tra cui l’ex capogruppo in Consiglio, Giampaolo Diana.

Sogno. «Vorrei che alla fine del mio mandato il Pd non fosse più una piramide dove le decisioni calano dall’alto, ma una rete in cui idee e progetti nascono dal lavoro di molti». Per fare questo, però, occorre fare i conti col passato: «Abbiamo governato meglio del Centrodestra», dice Ignazio Angioni, «ma il nostro bilancio non è mai stato fatto. Non abbiamo nemmeno analizzato le cause della sconfitta del 2009».

Critiche. Non è tenero Angioni sulla linea tenuta di recente dai Democratici sulle cose sarde: «Il Pd deve avere finalmente una posizione sull’organizzazione delle isituzioni, sulla sanità, la scuola, l’urbanistica, l’ambiente e, naturalmente, il lavoro».

Lavoratori. Nella polemica sull’articolo 18, Angioni entra in punta di piedi: «Difficilmente il Senato abrogherà l'articolo 18, semmai la delega metterà dei paletti al governo perché quelle norme mantengano lo spirito originario ma magari siano aggiornate». La discussione va bene, sostiene Angioni, perché il tema è quello del contratto a tempo indeterminato. «La delega non contiene posizioni che dividono o sono contrapposte: dobbiamo distinguere la posizione del senatore Sacconi, che non rappresenta quella del Pd».

Segreteria. La decisione di candidarsi alla segreteria - spiega Angioni - è arrivata solo quando è stato chiaro che non ci sarebbe stata unità: «Pensavo che fosse giunto il tempo dell’unità, che fosse l’ora di parlare dei problemi del partito, dei programmi e non più delle persone».

Giunta Pigliaru. Soru ha affermato che se fosse eletto segretario, penserebbe a rafforzare la giunta Pigliaru. Angioni ha una visione diversa: «Il segretario del Pd non deve sostituirsi al presidente della giunta che ci ha messo la faccia quando si è candidato. Il modo migliore per aiutare la giunta è quello di lasciarla lavorare in pace, magari stimolandola. Parlare oggi delle personalità della giunta, (come dire di un rimpasto, ndr), è il sistema per fare del male alla Sardegna».

Doppio incarico. Thomas Castangia, civatiano, terzo candidato nella corsa della segreteria, ha sollevato il problema del doppio incarico per un segretario che sia europarlamentare (nel caso di Soru), o senatore (nel caso di Angioni). La risposta è che si tratta di una «non notizia». Angioni spiega: «Sono stato eletto in Senato su base regionale e posso dare un contributo forte alla mia regione e al mio partito facendo bene il senatore».

Tessere. Sino a una decina d’anni fa il superamento riguardava le persone che facevano vita di partito. Oggi? Angioni è lapidario: «Non si può pensare alla politica come strumento per le aspirazioni personali nelle istituzioni. Vogliamo dare valore alla partecipazione degli iscritti ponendoci il problema di come si partecipa alla vita politica».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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