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l’incorporazione della bcs

Dircredito: «Sbagliato slegare le banche dal territorio»

di Felice Testa
 Dircredito: «Sbagliato slegare le banche dal territorio»

CAGLIARI. Le banche sarde destinate a scomparire per incorporazione? Mentre Banca di Credito Sardo ha già percorso gran parte del cammino, assorbita dentro la capogruppo Intesa Sanpaolo, il...

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CAGLIARI. Le banche sarde destinate a scomparire per incorporazione? Mentre Banca di Credito Sardo ha già percorso gran parte del cammino, assorbita dentro la capogruppo Intesa Sanpaolo, il quotidiano Milano Finanza assicura che uno dei tormentoni preferiti degli operatori di borsa, in questi ultimi tempi, è scommettere sull'incorporazione del Banco di Sardegna in Bper, con il progetto di cessione delle quote della Fondazione. La Sardegna come terreno di prova per un modello bancario sempre più slegato dal contesto territoriale. Un processo che allarma i sindacati di categoria, preoccupati dall'eventualità che le strutture delle due banche sarde si svuotino di fatto di attività a valore aggiunto e alta professionalità. «Lo scenario che si prospetta – dice Maurizio Arena, segretario nazionale di Dircredito, il sindacato dei dirigenti e delle alte professionalità bancarie – non riguarda solo la Sardegna ma anche altre regioni d'Italia, come la Sicilia e il Lazio. Le banche locali sono diventate parte di gruppi che inizialmente hanno lasciato sul posto le direzioni centrali, per poi spostarle definitivamente. A Roma non esiste più una banca romana, tutto gravita su Milano, dove hanno sede i gruppi di riferimento. Lo stesso sta accadendo in Sardegna, ora con la Banca di Credito Sardo, in un prossimo futuro con il Banco di Sardegna. La distanza tra la banca e il territorio dovrebbe essere la più corta possibile, invece si allunga e il danno aumenta a cominciare dalle tasse che non arriveranno più nell'isola».

In termini di gettito fiscale, secondo il sindacato, per quanto riguarda la Banca di Credito Sardo, in quanto realtà giuridica con bilancio autonomo, la Regione rinuncia a introiti, garantiti dal versamento delle imposte nel territorio regionale, per circa 15 milioni di euro l'anno, così ripartiti: 8 milioni di euro derivati dai 7/10 del reddito delle persone giuridiche, 6 milioni dai 9/10 dell'imposta di bollo e di registro ( bolli virtuali), un milione dai 9/10 dell'imposta di bollo e di registro. A questo andrebbero aggiunti i mancati dividendi dal 2006, anno in cui la Regione vendette all'Istituto San Paolo la partecipazione di Banca Cis, fino al 2010 per un totale di 22 milioni e 664mila euro. «È vero che parte di questi processi di concentrazione appaiono difficili da contrastare, visto che le decisioni ormai si prendono a livello europeo e non solo, ma come sindacato impegnato nel rinnovo del contratto nazionale di lavoro – prosegue Maurizio Arena – riteniamo debba essere sviluppato un nuovo modello di banca legato alle esigenze dell'economia delle aree nelle quali gli istituti operano. Il disimpegno delle banche nei confronti dell'economia deve essere corretto. Per noi non è un'eventualità, è una necessità, nell'interesse stesso delle banche. Finita la bolla finanziaria, se le banche non torneranno a generare utili verrà meno il loro compito fondamentale. Certo è necessario un quadro politico e fiscale più favorevole agli investimenti, ma il compito degli istituti bancari è sostenere l'economia reale, le imprese e le famiglie. Per questo serve una banca radicata nel territorio, decentrata, consapevole del tessuto sociale ed economico in cui opera. Le banche sarde, a cominciare dal Banco di Sardegna, devono mantenere dei presidi nel territorio. È una battaglia che noi, sindacato, vogliamo combattere, ma deve essere anche la politica a muoversi».

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