Tornerà in piazza a Cagliari il fronte del no ai poligoni
L’assemblea a Santa Giusta sceglie la data del 13 dicembre Bocciati i sostenitori della manifestazione a oltranza
SANTA GIUSTA. «O Pigliaru caccia i militari dalla Sardegna o i sardi cacceranno lui dalla Regione». È un vero e proprio ultimatum quello lanciato al presidente della giunta regionale dall'assemblea dei movimenti e dei comitati contro le servitù militari convocati ieri pomeriggio a Santa Giusta dai promotori della manifestazione del 13 settembre davanti a Capo Frasca. L'ultimatum è stato dettato dal leader di A Manca pro s'Indipendentzia, Pierfranco Devias, e sarà formalizzato sabato 13 dicembre a Cagliari con una nuova manifestazione popolare che si terrà appunto, salvo contrordini, a due mesi esatti da quella all’ingresso del poligono di Capo Frasca.
L'assemblea di Santa Giusta, più di cento i partecipanti arrivati da tutta la Sardegna, ha anche definito la location della manifestazione, che si svolgerà davanti ai cancelli del porto militare con vista quindi sulla sede del consiglio regionale. Perché se l'obiettivo finale resta la realizzazione dei tre punti della “manifestada” di Capo Frasca – cessazione immediata di tutte le esercitazioni, chiusura totale di tutte le basi e di tutti i poligoni più bonifica e riconversione a uso civile di tutte le aree ora soggette a servitù militari –, l’obiettivo immediato è invece di stoppare quella che Mariella Cao, del comitato sardo Gettiamo le Basi, ha definito la “Piattaforma Pigliaru”. Che prevede la riduzione delle servità di Teulada e di Capo Frasca in cambio però del via libera alla “riqualificazione” del poligono del Salto di Quirra. Per Mariella Cao è solo un grande imbroglio nei confronti dei sardi dettato a Pigliaru dal ministero della Difesa e dalla Nato, perché la chiusura di Capo Frasca e di Teulada è solo una promessa, mentre il rilancio alla grande del Salto di Quirra, destinato a diventare il polo per la sperimentazione delle nuove tecnologie aerospaziali di guerra a distanza, è già pronto a partire con la complicità delle Università sarde.
La formalizzazione della proposta per la manifestazione del 13 dicembre è arrivata dopo tre ore di dibattito e 35 interventi.
A metterla nero su bianco è stato il coordinatore dell'assemblea Pierluigi Deiana e non tutti hanno gradito. A farsi portavoce della linea più dura è stato Vincenzo Pillai, Movimento No Galsi. «Sarebbe la solita inutile mezza giornata di protesta e poi tutti a casa perchè il giorno dopo è domenica», ha detto proponendo di cominciare la manifestazione lunedì 15 e andare a avanti a oltranza. Sulla stessa linea si era già espresso tra gli altri Angelo Cremone di Sardegna Pulita, invitando i sardi a seguire l'esempio degli indignados spagnoli, dei manifestanti turchi e ultimo quello degli studenti di Hong Kong.
Linea comunque bocciata. L'incarico di farlo se l'è preso tra gli altri anche Bustianu Cumpostu, di Sardigna Natzione. Ha prevalso insomma, in qualche modo, la consapevolezza che un passo del genere sarebbe una sorta di salto nel buio destinato alla sconfitta e che la strada giusta è quella intrapresa il 13 settembre a Capo Frasca.
Tra gli intervenuti anche il senatore a cinque stelle Roberto Cotti. È stato propio lui anzi a indicare il porto miltare come luogo simbolico della protesta.
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