Con la nuova Protezione civile allarmi mirati contro le alluvioni
Ecco come funzionerà da gennaio il Polo funzionale regionale che ha appena ottenuto il via libera Il direttore generale Graziano Nudda: «Sistemi integrati per dare subito gli avvisi di emergenza»
SASSARI. Niente più emergenze annunciate in ritardo o estese ad aree così vaste da rendere difficili le strategie di prevenzione. E niente più mancate indicazioni sulle zone a maggior rischio calamità. Da gennaio gli avvisi di pericolo rilanciati dalla nuova Protezione civile decentrata saranno maggiormente precisi, dettagliati, circostanziati. E le comunicazioni sulle criticità viaggeranno quasi sempre in tempo reale rispetto agli sviluppi di possibili nubifragi. Stesso discorso per i dissesti idrogeologici e un’altra serie di catastrofi naturali, almeno per quelle entro certi limiti prevedibili.
Contromisure. Neppure un domani comunque si riuscirà a “fotografare” le precipitazioni in arrivo paese per paese o per aree territoriali ristrette. Ognuna delle sette zone dell’isola dove verrà segnalato il pericolo imminente sarà di diverse migliaia di chilometri quadrati. Di più, allo stato attuale dei mezzi sul campo e delle tecnologie disponibili, non è possibile fare.
Spiegazioni. «È bene poi fare un’altra precisazione: il Centro regionale che ha appena ottenuto il via libera dalla Protezione civile guidata da Franco Gabrielli sino a fine dicembre opererà in fase sperimentale – chiarisce il direttore, Graziano Nudda – Fino ad allora, quindi, gli avvisi continueranno a essere diffusi come avviene oggi. Sarà cioè il dipartimento di Roma a emetterli e a diramarli. Nei prossimi mesi invece entreremo in campo noi in modo diretto».
I particolari. Ecco dunque come funzioneranno le cose nel dettaglio. Se una catena di fenomeni improvvisi come quelli registrati nei giorni scorsi a Porto Rotondo, Olbia, Posada, Siniscola, Torpè continuerà a non essere prevedibile, si formerà invece un quadro di reazioni immediate organico e puntuale in tutti gli altri casi in cui avversità atmosferiche si presenteranno in Sardegna.
Difatti, attraverso il Centro di competenze meteo dislocato nella sede Arpas di Sassari e quello dove operano gli esperti idrologici a Cagliari, si riuscirà a elaborare previsioni più dettagliate rispetto al passato sui luoghi e sui tempi delle precipitazioni.
Avvistamenti. Non solo. «L’evoluzione delle diverse situazioni in atto nell’isola saranno rilevabili in autonomia tramite due radar – fa sapere ancora il direttore Nudda – Uno è quello in funzione attualmente a Monte Rasu, collegato con l’Arpas di Sassari, e l’altro sarà presto operativo sul Monte Armidda».
Con il primo radar, sulla cima del monte più alto del Goceano, lo stesso che domina Bono con vette che sfiorano i 1.300 metri, si potranno osservare le precipitazioni in vista dalla metà meridionale della Corsica sino alla gran parte della Sardegna. Mentre il secondo, collocato su un rilievo a 1.270 metri d’altitudine ai confini tra i territori di Lanusei e Gairo, verrà collaudato e reso operativo presto. Consentendo così di coprire in maniera completa ed efficace la restante parte dell’isola.
I livelli. Da gennaio scatterà inoltre il principio per il quale la Protezione civile sarda continuerà sempre a raccordarsi con il centro di Roma, ma potrà agire in maniera più autonoma e indipendente rispetto al passato. «A coordinare tutto sarà proprio la Regione attraverso il Centro funzionale e la sala operativa integrata – chiosa infatti il nuovo direttore – A livello provinciale, con un sistema d’interventi che chiama in causa ancora le prefetture, verrà poi attivato il Centro di coordinamento per i soccorsi, che si avvarrà dell’opera dei Comitati misti». Infine, su scala municipale, in ciascuno dei 377 territori dell’isola svolgeranno importanti funzioni i Centri operativi comunali.
Analisi e prospettive. Insomma, un sistema in apparenza complesso. Ma che tra breve impareremo tutti a conoscere meglio. L’idea finale è quella di dar vita ad automatismi che permettano una rapida reazione contro le calamità naturali. Sia in fase di prevenzione, quando possibile, sia in fase di limitazione e contrasto dei danni. Con un unico obiettivo finale: evitare che un’apocalisse come quella del 18 novembre scorso possa provocare stragi così impressionanti e disastri tanto gravi da paralizzare la vita sociale d’intere comunità per mesi.
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