Olbia, ancora paura e proteste «Basta con l’improvvisazione»
OLBIA. Le devastazioni del ciclone Cleopatra del novenbre 2013 restano impresse nella memoria collettiva degli abitanti di mezza Sardegna, che hanno dolorosamente pagato quelle poche ore di diluvio...
OLBIA. Le devastazioni del ciclone Cleopatra del novenbre 2013 restano impresse nella memoria collettiva degli abitanti di mezza Sardegna, che hanno dolorosamente pagato quelle poche ore di diluvio con un numero altissimo di morti, diciannove in tutto. Le indagini della magistratura di Tempio e Nuoro sulle responsabilita umane sono ancora aperte, mentre le polemiche sugli allarmi mancati e i mancati coordinamenti della Protezione civile, in quel delicatissimo frangente, non si sono mai spente. In Gallura, che con l’alluvione di Olbia ha subìto il più grave disastro ambientale e urbanistico che la storia recente ricordi, dove una intera popolazione attende ancora che le tante promesse divengano realtà,ogni nuvolone e scroscio di pioggia rinnova ansie e angoscia.
Sabato scorso un violento acquazzone ha fatto scattare l’allerta a Porto Rotondo e nell’area circostante. Rigagnoli straripati, cantine a case allagate, vigili del fuoco, volontari della Protezione civile e vigili urbani impegnati nelle operazioni di soccorso, tra strade interrotte dalle piene d’acqua. Allerta mai arrivato, questo, che ha fatto scattare la reazione di Gianni Giovannelli, il sindaco di Olbia. «La segnalazione di allerta meteo è arrivata in Comune quando il fortunale era passato – ha spiegato Giovannelli –, una situazione che, dicono alla Protezione Civile, non era possibile prevedere, né lo sarà in futuro, trattandosi di eventi meteo che investono fasce limitate di territorio. Fatta questa premessa resta le genericità degli allerta che, sistematicamente, arrivano al centro di coordinamento della Protezione civile comunale di Olbia. In molti casi la pioggia o il temporale risulta inesistente, o minore di quanto previsto. Mi auguro che con il nuovo Polo di Protezione civile decentrata della Regione questa improvvisazione venga a cessare».
Nel frattempo il sindaco di Olbia, pur in mancanza di un allerta specifico, sabato scorso ha messo in campo tutte le strutture della Protezione civile comunale. Mentre in procinto della stagione autunnale e dell’inverno i principali corsi d’acqua – quelli che hanno provocato l’allagamento di mezza città per una serie di molteplici concause –, sono stati in parte ripuliti. Resta tanto da fare, come ad esempio mettere in sicurezza i canali che attraversano le vie cittadine e sono trappole per automobilisti e pedoni, non essendoci parapetti tantomeno limitazioni tra la carreggiata, i marciapiedi e il corso d’acqua.
Il Patto di stabilità blocca tanti progetti di riqualificazione urbana che l’amministrazione comunale ha in animo di realizzare. I soldi ci sono, ma non si possono spendere. Il Comune ha un tesoretto di 52 milioni. Altro danaro contante sarà accreditato grazie alle donazioni e alla raccolta fondi indetta dagli istituti bancari e organizzazioni private. Manca da quantificare quanto ha incamerato, per l’alluvione del novembre 2013, la Croce Rossa. A tutto questo vanno poi sommate le quote di finanziamento spettanti alla città dalla Protezione civile regionale, che gestisce i fondi della calamità naturale assegnati all’isola dal Governo.
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