Cade davanti all’ospedale, interviene un’ambulanza dall’altra parte della città
Sassari, scivola sul marciapiede a 20 metri dall’ingresso del pronto soccorso. Ma per la legge la deve portare all’interno il personale dell’ambulanza
SASSARI. Sono le 11 di sera di qualche giorno fa. Una giovane cade uscendo dal cortile dell’ospedale civile che dà su viale Italia, in pratica a venti metri dalla porta scorrevole del pronto soccorso. Non riesce a rialzarsi e qualcuno corre dentro per avvertire che c’è una persona da soccorrere. Alla ragazza riversa sul marciapiedi nei pressi della sbarra di accesso si avvicina un operatore ma dice subito che non è possibile un intervento del personale del pronto soccorso. Anche se si tratta di venti metri dovrà essere chiamata l’ambulanza attraverso il 118. Così è stato e, come testimonia un video girato proprio sul posto da un nostro lettore, l’ambulanza arriva, qualcuno dei presenti dice addirittura da Latte Dolce, carica la ragazza sulla barella, percorre la distanza dalla sbarra all’ingresso del pronto soccorso (appunto una manciata di metri) e poi scarica la barella e la porta all’interno.
Potrebbe sembrare un fatto strano se non addirittura un controsenso, o uno spreco di danaro pubblico il fatto che debba arrivare un’ambulanza dall’altro capo della città per soccorrere una persona che, il destino ha voluto, si trova quasi già dentro il pronto soccorso. E invece non è così, spiega il responsabile della medicina d’urgenza Mario Oppes. «A giudicare da ciò che mi è stato riferito i colleghi del triage hanno agito in maniera correttissima. Ci mancherebbe altro che alle 11 di sera, quando il pronto soccorso è intasato di casi molto gravi, il personale si sposti interrompendo l’assistenza a pazienti in codice rosso o giallo per uscire all’esterno e barellare una persona. Allora sì che si sarebbe trattato di un caso strano».
È stato quindi in linea con le regole della professione e del buon senso il comportamento degli operatori che compaiono nel filmato. «Ritengo che il pronto soccorso sia afflitto da tanti problemi con cui tutti i giorni dobbiamo fare i conti, penso che sia la punta dell’iceberg di un sistema sanitario da rivedere in tanti suoi aspetti, ma considero ingiusto additare un personale di servizio che svolge quotidianamente un lavoro massacrante. Spesso, è vero, i pazienti non hanno il trattamento a cui avrebbero diritto ma certamente non è il caso di questo episodio».
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