La Nuova Sardegna

Il Tar sblocca le guerre a Capo Frasca

di Mauro Lissia

Cagliari, il decreto urgente sospende la delibera regionale che imponeva prescrizioni antincendio alla Difesa

3 MINUTI DI LETTURA





CAGLIARI. Per ora l’hanno spuntata le Forze Armate: a Capo Frasca le esercitazioni potranno andare avanti, l’efficacia della delibera regionale del 16 settembre - che aveva imposto lo stop per prevenire gli incendi in attesa di un piano di sicurezza contro il fuoco - è formalmente sospesa. La camera di consiglio col presidente del Tar Lucrezio Monticelli è durata un’ora e mezzo. A fine mattinata è arrivato il decreto urgente che mette fine a questa fase della controversia. Tecnicamente quella di Monticelli è una misura cautelare monocratica, che il magistrato avrebbe potuto firmare anche senza ascoltare la posizione delle parti ma già in base al ricorso presentato per la Difesa dall’Avvocatura dello Stato, rappresentata da Giandomenico Tenaglia.

La scelta di sedersi attorno a un tavolo e discutere va letta come un tentativo, probabilmente riuscito, di mettere le premesse per un accordo futuro: i rappresentanti delle Forze Armate - c’era anche il colonnello De Sotgiu - si sono mostrati disponibili, la Regione - c’era l’avvocato Alessandra Camba - ne ha preso atto. La decisione è comunque interlocutoria: il tribunale amministrativo dirà l’ultima parola il 5 novembre, quando a trattare la questione nel merito sarà un collegio di tre giudici. Ma da questa mattina le attività terrestri al poligono oristanese sono di nuovo libere e la Difesa potrà completare l’addestramento al soccorso, considerato indispensabile - a leggere il ricorso della Difesa - per proseguire secondo i programmi le missioni militari in Libano e Afghanistan. Calendario alla mano si tratta di quattro giorni in più di guerre simulate, perché il 15 ottobre la stagione dell’antincendi si sarebbe comunque conclusa e con quella l’efficacia della delibera regionale. Ma al di là degli aspetti pratici, quella ottenuta ieri al Tar è una vittoria dal significato politico perché conferma come la potestà e il controllo sull’addestramento militare e sui poligoni sia dello Stato, la Regione non può interferire.

Su questo punto il presidente del Tar è passato leggero, cinque righe del decreto però appaiono inequivocabili: «Da un primo esame della controversia - è scritto nel provvedimento - non appare priva di fondamento la censura con cui si contesta la possibilità di un intervento unilaterale della Regione Sardegna in materia di esercitazioni militari».

Quell’«unilaterale» usato dal magistrato sembra però voler suggerire la ricerca di una soluzione condivisa, per quanto abbia pesato sulla decisione la denuncia di «gravissimi danni di natura operativa ed economica» che secondo la Difesa sarebbero derivati dalla sospensione delle attività terrestri a Capo Frasca.

C’è poi un passaggio del decreto che ha l’aria di voler anticipare il seguito del rapporto Regione-Esercito: i rappresentanti della Difesa - ha scritto Monticelli - hanno «precisato che sono stati apprestati mezzi idonei per far fronte prontamente ad eventuali pericoli di incendio».

Quindi compare, almeno nell’esito del faccia a faccia davanti al presidente del Tar, l’annuncio di una disponibilità da parte delle Forze Armate a farsi carico della prevenzione antincendio, con l’implicita ammissione che il pericolo esiste e che va affrontato. Certo le giornate che vanno da oggi al 15 ottobre saranno le più lunghe della stagione d’addestramento di Capo Frasca: un altro incidente come quelli del 3 e 4 settembre, quando a causa di un bombardamento simulato sono andati in fumo 45 ettari di macchia mediterranea, finirebbe forse per pesare sulle decisioni sul fronte amministrativo. D’altronde è agli atti - lo ricorda la delibera della giunta regionale - una lunga teoria di incendi: sono stati 22 negli ultimi quindici anni, per una superficie che la direzione generale del Corpo Forestale calcola in 722 ettari, tutti all’interno delle aree militari, tra Perdasdefogu, Capo Frasca e Capo Teulada. In media tra il primo giugno e il 30 settembre di ogni anno vanno in cenere 48 ettari di campagna e secondo la Regione «non risultano adeguate misure per limitare e contenere il fenomeno».

Insomma, serve un cambio di rotta: per la giunta Pigliaru è la Difesa a doversi far carico della prevenzione antincendi, un messaggio che dopo anni sembra sia arrivato a destinazione. Con quali risultati è ancora tutto da vedere.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative