La Nuova Sardegna

Mont’e Prama, staffetta ateneo-ministero

di Claudio Zoccheddu
Mont’e Prama, staffetta ateneo-ministero

A fine mese la chiusura del cantiere dell’Università di Sassari: subentrerà una ditta di Reggio Emilia

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CABRAS. Mentre il passato inizia a regalare qualche certezza in più, il futuro degli scavi sul sito di Mont’ e Prama è ancora avvolto da un alone di mistero. I lavori di recupero delle statue procedono a ritmo spedito ma i fondi del primo appalto, quello finanziato dall’Università di Sassari e dalla soprintendenza ai Beni archeologici, sono ormai agli sgoccioli. Le chiusura del cantiere di Mont’e Prama è prevista entro la fine del mese.

Gli scavi, però, non subiranno alcuno stop, come aveva già annunciato a suo tempo il sottosegretario alla Cultura, Francesca Barracciu. La collina del Sinis sarà invece il teatro di un avvicendamento tra committenti. Dopo la collaborazione tra Università e soprintendenza, la palla passerà per intero nelle mani dal ministero per i Beni e le attività culturali. Un passaggio di consegne ufficializzato a luglio che però presenta alcuni lati oscuri. Il personale che lavora a Mont’e Prama in questi giorni e la direzione scientifica degli scavi, infatti, potrebbero finire nel turnover ministeriale e essere costretti ad abbandonare la casa dei giganti di pietra. D’altra parte, l’appalto da 250mila euro finanziato dal ministero è già stato assegnato a una ditta di Reggio Emilia di cui, al momento, si sa molto poco. «Il procedimento amministrativo è ancora in atto, anche se posso confermare l’assegnazione del nuovo appalto -ha spiegato il sottosegretario Barracciu - ovviamente ancora non sappiamo se ci sarà un avvicendamento anche sul campo. Quello che possiamo garantire è che i lavori procederanno con la massima trasparenza e con la massima professionalità possibile». Una garanzia che potrebbe non bastare a chi, come il deputato di Unidos Mauro Pili, ha già gridato all’ennesimo scippo per la Sardegna. «Parlare di queste cose è prematuro e chi lo fa rappresenta una politica che non ci piace. Grazie alla grande professionalitá dei nostri soprintendenti e funzionari garantiremo un’adeguata opera di tutela e valorizzazione di un tesoro archeologico che non appartiene alla sola Sardegna ma a tutto il Paese» ha concluso Francesca Barracciu. Dunque, spazio alle competenze e a un futuro ancora da scrivere. Nel frattempo, il Sinis ha iniziato a destare interesse anche su scala nazionale. Ieri sera una troupe di Ballarò ha visitato gli scavi e il museo civico di Cabras, dove, all’inizio della prossima settimana, verranno trasferiti gli ultimi due pugilatori. Un’operazione che servirà anche a fare luce sull’ultimo mistero, che arrovella gli archeologi. Sotto uno dei due pugilatori è saltato fuori uno scudo di pietra. Il reperto potrebbe essere una parte di uno dei giganti o, nella migliore delle ipotesi, il primo pezzo di un nuovo guerriero di pietra.

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