Il mondo di Carmen Non solo passione
Al Comunale di Sassari un convincente allestimento di Cigni
SASSARI. Calorosissimo successo, al Comunale, per la “Carmen” di Bizet, opera che ha aperto la stagione del De Carolis nella nuova produzione firmata da Andrea Cigni per la regia e da Benjamin Bayl per la direzione. Uno dei pericoli incombenti su ogni allestimento di “Carmen” è la caduta di gusto, generata da quei motivi di scandalo manifestatisi sin dalla prima rappresentazione dell’opera: il compiacimento per situazioni e ambientazioni “sconvenienti”, come il contesto amorale della taverna di Lillas Pastia, la disinvolta esaltazione della vita da contrabbandiere o la condizione di disertore di Don José, per non parlare poi – ovviamente – del personaggio di Carmen, della sua misteriosa e per questo inquietante forza interiore, del suo sfacciato affrancamento da qualsiasi umano timore, del suo essere simbolo di un amore ritratto – come ebbe a dire Nietzsche – nella “natura”, ossia libero da condizionamenti e pregiudizi: tutti temi resi meno indigesti al pubblico dell’epoca dall’elevato tasso di colore locale. Le cadute di gusto si concentrano soprattutto nella visione della protagonista, in cui prevale un istinto che spesso scivola in uno spagnolismo da cartolina.
Andrea Cigni ha fatto piazza pulita di questi stereotipi e ha trovato per la sua Carmen un felice equilibrio tra la tradizione e la necessità di rivelare lati del personaggio ancora oscuri. C’è la passione, l’erotismo, perfino la sfacciataggine (mai volgare però), ma in questa Carmen c’è anche un senso profondo, molto “fisico”, del sacrificio, evocato dalle esibite carni del toro che compaiono all’inizio e – in forma più truculenta – nell’ultimo atto dell’opera.
Ma non basta un bravo regista per raccontare una bella e innovativa “Carmen”. Occorre prima di tutto una straordinaria interprete qual è stata Nino Surguladze, sensuale, dalla grande presenza scenica e dai mezzi vocali importanti, capaci di scavare nella psiche di questo personaggio. E poi il bellissimo impianto scenico di Dario Gessati, basato su quattro grandi pannelli la cui piastrellatura evoca la Spagna degli azulejos, pannelli che fluttuano sulla scena e ridisegnano ad ogni atto lo spazio scenico diventando – se occorre – anche delle superfici praticabili.
L’altro grande punto di forza di questa “Carmen” è stata la direzione di Benjamin Bayl, raffinatissima, precisa e attenta a garantire la non facile coabitazione tra il contenuto tragico dell’opera e i toni leggeri di molte pagine.
Per il resto non abbiamo sentito niente di indimenticabile. Il Don José di Orlando Niz non difetta certo di tenorile virilità, ma l’emissione spesso rimane ingolata e il fraseggio un po’ approssimativo. L’Escamillo di Valdis Jansons ha un avvio molto debole nella temibile canzone del Toreador, poi si riprende con esiti apprezzabili. Anche la Micaela di Gabriella Costa non convince, mancando di varietà di colori e soprattutto di morbidezza e legato. Buono invece l’apporto degli altri interpreti (Carmine Monaco, Francesco Solinas, Gregory Bonfatti, Manuel Pierattelli, Francesca Tassinari e Francesca Pierpaoli) e dei due cori – De Carolis e Canepa – istruiti da Antonio Costa e Salvatore Rizzu. Ottima infine la prova dell’Orchestra dell’Ente, duttile e precisa.
Carmen si replica oggi alle 16.30.
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