Bufalino e Quasimodo Luigi Lo Cascio svela l’anima della Sicilia
L’attore ha aperto al Teatro Massimo “Oscena festival” Applausi per l’appassionato recital “Sul cuore della terra”
CAGLIARI. Caos, e incandescenza, e struttura. E un'attitudine al dolore attivo, non solo individuale, ma piuttosto universale. Luigi Lo Cascio introduce con queste parole la selezione dei poeti siciliani del Novecento che ha legato nello spettacolo “Sul cuore della terra”, con cui ha inaugurato, al MiniMax del teatro Massimo, la terza edizione di Øscena Festival, dedicato alla Nuova Scena siciliana, allestito in collaborazione tra il Teatro Stabile di Sardegna e la compagnia del Cada Die. Un tavolino, un leggìo, due microfoni e poche luci: l'attore palermitano che il cinema ha reso celebre, appare in scena timidamente e, lontano dal gigantismo dello schermo, cerca una dimensione colloquiale per spiegare le contraddizioni della sua terra, la lingua e il lirismo di Gesualdo Bufalino, Giuseppe Bonaviri, Salvo Basso, Angelo Maria Ripellino, Angela Bonanno montati insieme ai più classici Pirandello e Quasimodo.
Descrive il debutto di Bufalino, scoperto a 60 anni da Leonardo Sciascia ed Elvira Sellerio che ne intuiscono la grandezza da un saggio introduttivo e lo convincono a pubblicare “Diceria dell'untore”, un libro con una lunghissima gestazione, dal quale, in un decennio finale di rimaneggiamenti, l'autore toglie le liriche che poi confluiscono nella raccolta “Amaro miele”.
Ma, per iniziare, Lo Cascio sceglie a mo' di epigrafe un frammento di Stesìcoro, poeta greco di Sicilia, tradotto da Quasimodo quando dice alla Musa “A me non dà quiete il dolce sonante flauto dalle molte voci/ quando comincia soavissimi canti”.
E l'inquietudine emerge in una lingua raffinata, densa di echi classici, d'immagini epiche con Bufalino, torna a farsi dolorosa e intima con Quasimodo, si esalta nella metrica di Pirandello mentre dipinge mari in tempesta, luci riarse, viaggi senza fine. Racconta i poeti più amati Luigi Lo Cascio, rifugge il reading per una lettura d'attore, dove tutti i registri della voce sono usati con teatrale maestria.
Una serata d'onore giocata sul rispetto del testo. Con Turi Marionetta Øscena Festival entra nella tradizione dei Pupi in compagnia di Savì Manna. L'attore drammaturgo, in scena con le marionette, racconta le origini buie del teatro di figura nei riti sciamanici, la storia del nome marionette derivato dai misteri medievali, la Commedia dell'arte e la grande tradizione dei pupari uccisa, a metà Novecento, dalla televisione. E in questo percorso, che distingue e mette in competizione i pupi di Catania e Palermo, Savì Manna regala al pubblico dieci minuti di grande teatro col duello tra Orlando e Rinaldo, realizzato con la tecnica delle Ombre e le luci sorprendenti di Salvo Pappalardo. L'attore si appoggia alla tradizione del Cuntu per dire di Gano di Maganza, il perfido traditore, e di Peppenino: l'unica maschera cui fosse consentito di reagire agli insulti del pubblico e sparlare dei potenti. Dopo Ebisa teatro e Sutta Scupa, sabato, ieri la giornata finale con le compagnie di Turi Zinna e Babel Crow.
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