La Nuova Sardegna

«La poesia e la bellezza come pane dell’anima»

di Alfredo Franchini
«La poesia e la bellezza come pane dell’anima»

Intervista a Cristiano De André, venerdì in concerto a Cagliari

3 MINUTI DI LETTURA





CAGLIARI. E’ un Cristiano De André inedito quello che sbarca venerdì al Teatro Massimo allestito da Sardegna Concerti per la ripresa del tour invernale che si chiama “Via dell’amore vicendevole”, frase tratta dalla canzone Invisibili con cui ha vinto il premio della critica all’ultimo festival di Sanremo. E’ un tour diverso per le scelte musicali e per la scaletta che prevede brani da tutti gli album precedenti, (“Sul Confine”, “Scaramante” e l’ultimo “Come in cielo così in guerra”), inframmezzati con alcune perle tratte dal canzoniere paterno. Una sequenza che ha un filo rosso: la via della poesia e dell’emozione. De André è in un periodo di grande serenità che lo sta portando a scrivere un nuovo album e a mettere in cantiere altri progetti di cui parla in questa intervista alla Nuova.

Partiamo da Sanremo dove hai presentato due brani che hanno avuto un grande successo. Perché ritornare su quel palco dove, peraltro, avevi vinto nel 1993?

«E’ stata una scommessa perché quelle due canzoni c’entravano poco con il panorama sanremese e con le tipiche orchestrazioni».

“Come in cielo così in guerra” è un album con dieci canzoni divise tra il racconto autobiografico e l’indignazione per i mali della società?

«E’ un disco contro le caste che ci governano e sono canzoni nelle quali mi racconto senza nascondermi».

In questo tour suoni con Osvaldo Di Dio (chitarre), Massimo Ciaccio (basso) e Davide Devito (batteria). Mancano le tastiere, è una scelta precisa?

«Sì, ho puntato di più su una formazione rock anche se non mancheranno le sorprese».

Tu sei un polistrumentista di livello europeo. Suonerai anche le tastiere?

«Suonerò, come ho sempre fatto, il piano, poi programmo un po’ anche le tastiere. La verità è che siamo quattro musicisti che si divertono a suonare».

La scaletta del concerto che tieni a Cagliari dopodomani (Teatro Massimo, ore 21), è basata sull’ultimo disco?

«Non faccio tutto l’ultimo disco, ho ripreso alcuni pezzi miei dagli album precedenti riarrangiandoli». (Ci saranno canzoni tratte dai vecchi dischi di Cristiano De André come Dietro la porta, con cui vinse a Sanremo, “Cose che dimentico”, “Nel bene e nel male”, “Notti di Genova” - più attuale che mai - e brani dal canzoniere paterno tra cui sicuramente “Il pescatore”, “Creuza de ma” e la struggente “Verranno a chiederti del nostro amore”).

Che cosa rappresenta questo tour?

«E’ tutto quello che ci hanno tolto in questi quarant’anni di sottocultura. La bellezza e la poesia sono il pane per l’anima, per me era giusto farlo presente e condividere queste emozioni».

E’ vero che hai diversi progetti in cantiere? Un musical, un libro, addirittura un film?

«E’ tutto vero però c’è una tempistica da rispettare».

Per il musical si parla di una collaborazione con Gianna Nannini.

«A lei è piaciuta l’idea, ora vediamo i rispettivi impegni».

Ma cosa vedremo realizzato per primo?

«La priorità è un nuovo disco al quale sto lavorando, ho già scritto molto».

Come sta la musica d’autore italiana? Condividi la tesi che i rappers siano i nuovi cantautori?

«Il cantautore con la camicia a scacchi e la bottiglia di whisky accanto, come i poeti maledetti, non esiste più. Si può raccontare il proprio punto di vista sociale e politico in un altro modo».

Quindi vanno bene anche i rappers?

«I linguaggi cambiano, io resto legato alla poesia perché l’ho respirata sin da piccolo ma accetto qualsiasi tipo di linguaggio: basta che sia sincero, che sia autentico».

Ma, in generale, la musica italiana non se la passa benissimo?

«Sta soffrendo perché in questi anni non ha avuto grandi spazi, come tutta la cultura e l’arte. I ragazzi sono stati costretti a vivere in un secondo medio evo».

E non esiste più l’industria della musica.

«Se vogliamo anche per fortuna, ha fatto solo danni. Le cose belle sono state proposte dai produttori non certo dai discografici».

Cito una tua canzone (dall’ultimo cd): sarebbe stato meglio vivere con le certezze degli illusi o con le bellezze dei sognatori?

«Assolutamente con le bellezze dei sognatori. Inseguiamo i nostri sogni e facciamoli diventare realtà».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative