La Nuova Sardegna

Le aziende: «Inutili gli sgravi fiscali»

di Alfredo Franchini
Le aziende: «Inutili gli sgravi fiscali»

Secondo gli imprenditori dell’isola la fase di stagnazione è superabile solamente stimolando la ripresa dei consumi

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CAGLIARI. Renzi promette meno tasse sul lavoro: tre anni a zero contributi per i neo assunti. Il premier lancia la sfida agli industriali: «Togliamo l’articolo 18, aggiungiamo gli sgravi fiscali e ora tocca a voi assumere i giovani». Una sfida che le imprese sarde non possono raccogliere: la recessione è solo l’ultimo tassello di una serie di criticità che si sono stratificate nel tempo. Piani di governo poco chiari, una burocrazia lenta nella gestione delle risorse pubbliche, infrastrutture molto carenti e il blocco del credito hanno reso fiacco il sistema economico dell’isola.

«La situazione è chiara con la stagnazione e la caduta della domanda», spiega Francesco Porcu, segretario generale della Cna sarda, «a questo si risponde solo con gli investimenti pubblici. La riduzione della tasse o gli sgravi, in una condizione come la nostra, non possono produrre gli effetti sperati. Se il governo ha queste risorse sarebbe meglio che le impiegasse per stimolare la domanda». La crescita non può avvenire con misure sia pure importanti ma che non sono in grado di imprimere una svolta: l’economista sardo Paolo Savona ha proposto un piano di infrastrutture da realizzare attraverso la Banca Europea degli investimenti. «E’ da tempo che sollecitiamo la Regione a utilizzare i Fondi europei per grandi progetti», sostiene Francesco Porcu, «avrebbero effetti di trascinamento anche sul settore privato». Questo perché il risparmio privato c’è ma gli investitori attendono tempi migliori. «Gli 80 euro o gli sgravi fiscali? La verità è che queste misure vengono pensate per motivi di interesse elettorale», afferma il segretario della Cna. Alla presentazione del Piano di sviluppo regionale da parte della giunta, i rappresentanti delle organizzazioni del mondo produttivo hanno detto che la Sardegna necessita di un supplemento di capacità di governance, di una classe dirigente in grado di selezionare gli obiettivi di sviluppo.

Luca Saba, direttore della Coldiretti, spiega: «Noi potremmo avere tutte le incentivazioni possibili ma non si farebbe un passo in avanti se prima non si stabilisse di cosa deve vivere la Sardegna. Non riesco a vedere un disegno della giunta regionale che indichi quali sono i settori strategici». Anche su questo il Piano di sviluppo regionale - che però è ancora una bozza ed è aperto ai suggerimenti delle organizzazioni - non è chiaro: «Abbiamo deciso di investire sull’agroalimentare»? chiede Luca Saba, «allora vediamo su cosa si basa questo piano». In realtà manca una selezione delle priorità di intervento e delle azioni per avviare la crescita e nessuna impresa si trova nelle condizioni di creare lavoro.

«Le aziende sono allo stremo e per questo devono cercare di migliorare il proprio conto economico», afferma Gianfranco Lecca, presidente dell’Api sarda, l’associazione delle piccole e medie imprese. «Badate bene che a tutti gli imprenditori stanno a cuore i propri dipendenti: le risorse umane sono il vero tesoro delle aziende. Purtroppo, però, le aziende patiscono gli alti costi del lavoro e le imposte sempre più elevate»... Come dire che nemmeno i contributi a zero euro possono portare nuove assunzioni. Cosa si deve aspettare? «La Sardegna è dentro a una crisi economica e sociale molto profonda», dice Lecca, «gli imprenditori torneranno ad assumere quando ci saranno i segnali della ripresa, a prescindere dall’articolo 18 e da altre leggi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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