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“Cleopatra”: vicine alla chiusura le tre inchieste aperte sul disastro

“Cleopatra”: vicine alla chiusura le tre inchieste aperte sul disastro

TEMPIO. Le tre inchieste aperte sulla disastrosa alluvione del 18 novembre 2013 stanno per essere chiuse. Il procuratore della Repubblica di Tempio Domenico Fiordalisi, che ha avocato a sé tutte le...

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TEMPIO. Le tre inchieste aperte sulla disastrosa alluvione del 18 novembre 2013 stanno per essere chiuse. Il procuratore della Repubblica di Tempio Domenico Fiordalisi, che ha avocato a sé tutte le indagini relative ai disastri ambientali e infrastrutturali e alle morti causate dal passaggio del ciclone Cleopatra, nell’agosto scorso ha definito l’inchiesta riguardante le devastazioni tra Olbia e Arzachena, che causarono dieci morti e danni per centinaia di milioni di euro. Per il magistrato sono da rinviare a giudizio il sindaco di Olbia Gianni Giovannelli e il collega di Arzachena Alberto Ragnedda, oltre ai funzionari pubblici Federico Cerutti Ferrarese, un ingegnere sassarese di 42 anni che dirige il settore Ambiente e Protezione civile della ex Provincia Olbia Tempio, Giuseppe Budroni, responsabile della Protezione civile del Comune di Olbia, e i dirigenti amministrativi Giovanni Antonio Zanda, settore tecnico e manutenzioni, e la collega Gabriella Palermo, dirigente del settore tecnico ai Lavori pubblici del Comune olbiese.

L’archiviazione è stata invece chiesta dal magistrato per gli altri sette indagati, a partire dall’ex governatore regionale ed esponente di spicco di Forza Italia Ugo Cappellacci, l’ex capo della Protezione civile sarda Giorgio Cicalò, l’ex assessore regionale all’Ambiente Andrea Biancareddu, dell’Udc, oltre ad altri personaggi che non avevano nulla a che vedere con l’alluvione.

Resta da completare il grosso dell’inchiesta che riguarda i sedici piani di risanamento della città di Olbia, il tombamento dei canali nel centro della città gallurese, la realizzazione di edifici e villette entro la fascia di protezione della rete di scolmamento delle acque piovane. Tutte concause, stando alle conclusioni dei periti della procura della Repubblica, che hanno contribuito a rendere più gravoso il disastro provocato dall’alluvione. L’ultima indagine, la quarta, riguarda il deragliamento del treno della Ferrovie dello Stato Olbia-Sassari, finito nel mezzo della tempesta all’altezza di Enas, dove un torrente aveva portato via la massicciata sotto i binari. Il trenino, composto da un solo vagone-motrice, si era piegato su un fianco mentre a bordo i diciotto passeggeri e i due ferrovieri , dopo ore di terrore, avevano deciso di raggiungere a piedi, percorrendo quasi un chilometro immersi nel fango e nell’acqua, la stazione di Enas, dove si erano finalmente sentiti in salvo. In soccorso del gruppo erano arrivate le pattuglie della polizia stradale. Anche questa inchiesta dovrebbe essere giunta a conclusione. (g.p.c.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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