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Due sindacalisti vengono contestati, interviene la polizia

Due sindacalisti vengono contestati, interviene la polizia

Rappresentanti dell’Anpav e della Uil inseguiti per strada Cgil e Cisl: «Prendiamo le distanze dagli attacchi violenti»

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ROMA. Il più arrabbiato di tutti è Francesco Staccioli. Alla fine, quando il caos è finito, con polizia e carabinieri che, assistiti dall’alto da un elicottero, bloccano i dipendenti (una cinquantina) che, in due distinti momenti inseguono fino alle loro auto altrettanti sindacalisti - uno dell’Anpav, l’altro della Uil, nessuno dei quali sarà ferito - il leader dell’Usb, il sindacato che si dichiara maggioritario in Meridiana, sbotta: «Così non va, questo non serve a nulla. Questo non si fa». Parole dette piano, ad alcuni lavoratori, e intercettate da molti testimoni. Parole nette, però. E la spiegazione di alcuni di loro - «quel sindacalista, lo conosci, ci ha provocato, sai come si comporta» - non sembrano convincere Staccioli. Uno che ci mette la faccia, sempre. Che anche dopo le scene molto dure viste poco prima, intorno alle 2, al termine della riunione al ministero del Lavoro in via Flavia, prende il megafono e dice: «La posizione di tutti è: nessun licenziamento. Non accetteremo nessuno sconto». Applausi, ovazioni. Caso chiuso.

Ma il rischio - a sentire i funzionari di polizia nelle comunicazioni interne - è che ora le manifestazioni dei dipendenti di Meridiana possano essere bloccate. Almeno quella del 21 è a forte rischio. E i sindacati mostrano preoccupazione.

La prima a prendere posizione è la Cisl: «Prendiamo le distanze dagli attacchi violenti ai colleghi di altre sigle sindacali ai quali, nonostante le profonde divergenze già palesatesi con la vicenda Alitalia, va tutta la nostra solidarietà» dice Giovanni Luciano. Poi arriva la Cgil: «Prendiamo le distanze, anche se non è successo nulla di grave, per fortuna. Va bene tutto, fischiare, contestare, urlare; capiamo che alcune sigle, in passato, possano aver commesso degli errori, ma comunque bisogna evitare di andare oltre. Abbiamo bisogno del sostegno dei lavoratori» dice Arnaldo Boeddu.

Un incidente, dicono ora i sindacati. Niente di più. Un momento di rabbia comprensibile quando in ballo c’è il tuo posto di lavoro, aggiungono. Perché tutto era andato bene. I dipendenti, 200-300, arrivano con le magliette rosse “Io sono un esubero Meridiana”. Si mettono davanti all’ingresso del ministero, fischiano alcuni sindacalisti, poi concentrano tutte le loro attenzione su Scaramella.

E’ lui, l’ad di Meridiana, l’obbiettivo numero 1. È contro di lui, alle 12, quando la riunione comincia, che scandiscono gli slogan. Alcuni duri, altri divertenti. Sono tutti solidali. Che arrivino dalla base di Olbia o da quella di Verona non cambia nulla. Tutti si sentono a rischio. «Dopo 25 anni di lavoro, ecco cosa mi ritrovo: un amministratore delegato che non sa fare il suo lavoro e che, a causa di questo, fa perdere il lavoro a me, a centinaia di altri colleghi che hanno fatto grande Meridiana» è lo sfogo di un assistnte di volo gallurese, parole che riassumono il pensiero di tutti.

Ce l’hanno con Scaramella, mai con l’Aga Khan. Non c’è una parola, meno ancora un coro che chiami in causa l’azionista, l’ideatore della compagnia, il suo finanziatore unico (350 milioni solo negli ultim i cinque anni). Che sia per rispetto o per riconoscenza, l’Aga Khan appare intoccabile. Come se lui, alla fine, il piano di Scaramella l’avesse subito, non richiesto, o almeno condiviso.

E così la manifestazione finisce, tra gli applausi dei residenti di via Flavia. Con la speranza di raccogliere altri, se tutto andrà bene, se tutti i posti di lavoro saranno salvi. (g.pi.)

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