Esuberi, 278 “salvati” ma sale la tensione
L’ad Scaramella al ministero: «I licenziamenti scenderanno da 1634 a 1356» Il nuovo piano aziendale non convince i dipendenti: lunedì incontro a Olbia
INVIATO A ROMA. “Persone, non numeri” dicono i lavoratori di Meridiana, qualche centinaio, fuori dal ministero del Lavoro, in via Flavia, Roma. Dentro il ministero, con l’assenza pesante dei due ministri chiamati a risolvere la crisi dell’azienda dell’Aga Khan - Poletti (Lavoro) e Lupi (Trasporti) - solo di quello si parla, invece. Solo di numeri.
Roberto Scaramella, l’ad della compagnia di Olbia, come annunciato e ampiamente previsto da tempo, spiega ai sindacati e alla Regione che i licenziamenti diminuiranno. Non saranno più 1634 esuberi, ma 1356, con la Sardegna che - secondo il nuovo piano, a regime dal 2015 - potrebbe recuperare due aerei - uno a Cagliari, un altro a Olbia in aggiunta ai due programmati - e di conseguenza 48 dipendenti sarebbero salvi (16 piloti e 32 assistenti di volo). Sempre che la compagnia si aggiudichi le rotte della continuità territoriale 2, quella per gli aeroporti di Torino, Verona, Bologna, quella messa sotto accusa dall’Ue per mancanza di concorrenza, quella per cui si chiede alla Regione una deroga, chissà se possibile. Altri 48 dipendenti potrebbero essere recuperati su altri due aerei, da posizionare su rotte lasciate libere da Alitalia. In più, 37 posti potrebbero aprirsi in Air Italy. Con una novità, tutta da verificare. Scaramella ha infatti detto che non rinnoverà il contratto a 37 tra piloti e assistenti di volo assunti a tempo, e che lascerà questi posti ai dipendenti di Meridiana, attraverso una selezione.
Tutte queste operazioni - ha spiegato l’ad - porterebbero al recupero anche di 25 dipendenti del call center e di 15 all’hangar. Più altri dipendenti ricollocati dalle Regioni e altri 100 che matureranno la pensione durante gli ammortizzatori sociali. In tutto, 278 salvati.
Questo è il piano riveduto e corretto. Una (pen)ultima offerta. Sempre che si trovi l’accordo entro il 21 ottobre, giorno dopo il quale - intesa o no, con un’altra ipotizzabile riduzione degli esuberi - l’azienda ha detto che farà comunque partire la nuova procedura per i licenziamenti. E allora la partita sarà soltanto a due - società da una parte, sigle dei lavoratori dall’altra - e la discussione sarà solo sui criteri per gli esuberi: anzianità, carichi familiari, esigenze aziendali.
Davanti alla determinazione di Meridiana, la missione per i sindacati appare dura, ma non persa. Perché ci sono appena quattro giorni a disposizione (oggi e domani compresi, giorni festivi) per discutere una strategia comune e c’è nel percorso una maxi assemblea lunedì a Olbia che sarà caldissima e chiamata a dire (forse) l’ultima, definitiva parola. Perché il clima sta diventando incandescente, come dimostra l’inseguimento collettivo a due sindacalisti - uno della Uil, l’altro dell’Anpav, sospettati di essere troppo morbidi - al termine di un incontro in cui, tutto sommato, nulla si è deciso, nulla firmato. E perché anche la base - con una lettera firmata dalle rsa di Cgil, Cisl, Usb, non da quelle della Uil e dei piloti (Apm) - ha chiesto ieri mattina ai propri vertici nazionali di respingere qualunque offerta fosse arrivata dall’azienda: «Nessun licenziamento, questa è l’unica posizione».
È ancora muro contro muro, quindi. Anche perché le concessioni della compagnia - quei 278 esuberi in meno, molti dei quali a vantaggio della Sardegna - non l’hanno minimamente scalfito. Anzi, l’hanno rafforzato. I sindacati, uniti, hanno bocciato la piccola apertura: «È irricevibile». La Regione l’ha definita timida: «Piccolo passo in avanti, ma non basta». Il ministero del Lavoro, con una nota firmata dal sottosegretario Teresa Bellanova (unica presente dell’esecutivo Renzi), non si è sbilanciato: «Ribadiamo all’azienda la necessità di continuare a lavorare per ridurre il numero degli esuberi che saranno gestiti all'interno delle procedure e per qualificare sempre meglio le azioni di rilancio industriale».
È un modo, quello del Governo, per tenere insieme due esigenze. Uno, contribuire a salvare l’azienda, che ha sempre dichiarato (e l’ha fatto anche ieri) che senza i licenziamenti sarà costretta a chiudere (non a fallire). Due, salvare il maggiore numero di dipendenti. Per tutti i licenziati ci saranno poi gli ammortizzatori sociali. Due anni di cassa integrazione, come chiesto dai sindacati; ipotesi fermamente respinta da Meridiana. O la mobilità, ovvero l’uscita dal perimetro aziendale: e quindi dai 4 ai 6 anni di copertura dello stipendio, a seconda dell’età, e a condizione che l’intesa venga firmata prima del 31 dicembre 2014, data ultima prima che scattino le sforbiciate della legge Fornero.
È tutto rinviato a martedì prossimo, alla presenza (così assicurano tutti) dei due ministri. Una lunga giornata in cui l’azienda porterà altri “tagli ai tagli” del personale e in cui i sindacati porteranno il mandato delle assemblee. Prevedere come finirà è qualcosa di impossibile, ora come ora.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
