Cristiano De André, il cielo e la guerra
Il concerto del cantautore al Teatro Massimo di Cagliari Il nuovo album, i vecchi successi e le canzoni di Faber
CAGLIARI. È un ritorno alla “casa paterna”, la Sardegna, quello di Cristiano De André. Sebbene più per caso che per scelta (avrebbe infatti dovuto cominciare da Ferrara), il suo tour «Via dell’amore vicendevole» è comunque partito da l’altro ieri sera al Teatro Massimo, inaugurando così anche la stagione autunnale di “Grandi Eventi 2014” per Sardegna Concerti. Proprio nel giorno in cui ricorrevano gli otto anni dalla scomparsa di Andrea Parodi, che Cristiano non ha mancato di ricordare tributandogli, peraltro, vari momenti della serata. Ha esordito con «Nel bene e nel male». Quasi paradigma o “manifesto” dell’intero concerto. E forse implicitamente del desiderio, per il cantautore ligure, di andare avanti e voltare pagina, dopo una fase travagliata della sua esistenza.
“Chi si lega ai ricordi si sa/non può andare lontano/la squallida stanza di un uomo/che vive da solo/passeranno poi tutte le cose/nel bene e nel male”. Chissà quanto di autobiografico, attualmente, ci sarà perciò in questi versi del ’95 (dall’album «Sul confine»). E forse proprio per meglio affrontare amarezze, avversità e complessità della vita, De André instaura col padre un ideale dialogo artistico. Come a domandargli consiglio attraverso la musica, intreccia intimamente il proprio repertorio a quello di Fabrizio. Dopotutto, in altre occasioni ha già ribadito di sentirne la profonda mancanza perché, a suo vedere, sarebbe stato l’unico oggi a comprenderne probabilmente un certo “male di vivere”.
Dal palco Cristiano traccia un personalissimo itinerario, nel quale alterna ai successi della propria carriera le canzoni di Faber. Cosicché, ai brani presentati all’ultima edizione del Festival di Sanremo, «Il cielo è vuoto» e «Invisibili» (Premio della Critica “Mia Martini” e Premio “Sergio Bardotti” per il miglior testo) ed inclusi nella nuova edizione dell’ultimo album «Come in cielo così in guerra», si accostano i paterni «Creuza de ma», «Mégu megún» o «Verranno a chiederti del nostro amore». Alla sottile autocritica de «Il mio esser buono», a «Vivere» o «Non è una favola» si affiancano peculiari reinterpretazioni di «Smisurata preghiera», «Quello che non ho» e «Fiume Sand Creek». In tutto ciò Cristiano De André è supportato da un validissimo trio di musicisti: Osvaldo Di Dio alle chitarre, Massimo Ciaccio al basso e Davide Devito alla batteria. Incantevole, poi, il cammeo di Elena Ledda con la quale De André ha duettato in «A’ cimma». Quattro bis, dopo calorosissima insistenza del pubblico: «Notti di Genova», «Dietro la porta», «Le 40 carte» e «Il pescatore».
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