La Nuova Sardegna

Il Papa con i lavoratori: nessuno a casa

di Guido Piga
Il Papa con i lavoratori: nessuno a casa

Incontro in piazza San Pietro. Oggi l’assemblea in cui i dipendenti decideranno se accettare la proposta del governo

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OLBIA. Non è la chiamata del Papa a un imprenditore qualsiasi. È la chiamata del Papa a un altro capo religioso. Le parole di Francesco ieri in piazza San Pietro davanti a 150 dipendenti di Meridiana in maglietta rossa, ricevuti a tempo di record - «Per favore, faccio un appello a tutti i responsabili: nessuna famiglia senza lavoro» - sono quelle della guida dei cattolici alla guida degli ismailiti, confessione moderata e moderna dell'Islam. Insomma, all'Aga Khan, anche se non nominato esplicitamente dal pontefice.

Un messaggio, proprio per questa ragione, ancora più forte. E a cui il Papa - informato dagli artefici dell’incontro, monsignor Giovanni Angelo Becciu (sostituto degli Affari generali della segreteria di Stato) e monsignor Sebastiano Sanguinetti (vescoco di Tempio) - ha voluto dare una grande rilevanza. «Il Papa ha la Sardegna nel cuore, la nostra è una realtà che l’ha molto colpito: per il suo calore, per le sue sofferenze» dice Sanguinetti.

Ma è, “politicamente”, un messaggio potente a favore dei lavoratori, quelli che oggi in assemblea - ore 16, aula magna dell'Università all'aeroporto - dovranno decidere se dire sì o no alla proposta del Governo. Due punti messi nero su bianco martedì sera: subito licenziati i pensionabili (lavoratori coperti con lo stipendio dai 4 ai 6 anni) e i volontari (incentivati con 10 mila euro a testa più, anche per loro, con gli ammortizzatori sociali); per tutti gli altri dipendenti via alla trattativa tra azienda e sindacati fino a giugno (data di scadenza della cassa integrazione, non rinnovata) sulla loro ricollocazione in Air Italy o in altre aziende.

Una bozza, quella dei ministri Poletti (Lavoro) e Lupi (Trasporti), che ha scontentato tutti per accontentare tutti. Meridiana ha dovuto fare marcia indietro, bloccando i licenziamenti e dunque smentendo le affermazioni dei suoi vertici: «Dobbiamo licenziare, subito, se no siamo costretti a chiudere». I sindacati hanno vinto questa battaglia, ma hanno dovuto rinunciare ad altri due anni di cassa integrazione e all'unificazione tra Meridiana e Air Italy (per i ministri sono due aziende legittimamente separate).

Alla fine le sigle, unite e ora di nuovo divise (la Uil non è stata invitata all'assemblea), hanno chiesto la lista unica, ovvero che i licenziamenti, se dovessero esserci, siano anche in Air Italy. È una proposta che riporteranno forse al ministero, domani, giorno in cui i ministri si attendono il sì o il no alla loro mediazione.

Forse. Perché, secondo i “sondaggi”, oggi l'assemblea potrebbe dire no alla bozza del Governo. Senza se e senza ma. Questa è l'aria che tira. Ieri sera l’ha capito anche l’assessore regionale ai Trasporti, Massimo Deiana, in visita sotto il traliccio in cui, a 30 metri d’altezza, restano ancora Andrea Mascia e Alessandro Santocchini, nonostante il vento e la pioggia. Perché tutti i sindacati sembrano freddi sulla mediazione del Governo, e comunque hanno dichiarato di volersi affidare alla volontà popolare.

Saranno dunque i lavoratori - quelli che parteciperanno all'assemblea, ovviamente - a dire l'ultima parola. A leggere i numeri solo della compagnia aerea, la maggioranza della platea è degli assistenti di volo. Sono 896 in esubero (pari al 60% dei licenziamenti totali); seguono i piloti con 262 di loro in esubero (pari al 17,7%); infine il personale terra con 320 esuberi (pari al 21,6%).

Che cosa succederà, quindi? Con il no, i lavoratori terranno fede al primo impegno: “o tutti salvi o tutti licenziati”. E si prepareranno alla lotta durissima per difendere il loro posto, uno per uno.

Perché, come sanno al Governo, se l’intesa sulla bozza non ci sarà l’azienda (ieri volutamente muta) farà ripartire la procedura, che dura 75 giorni, per licenziare 1634 dipendenti tra la compagnia e l’hangar.

Salvo colpi di scena clamorosi. Che, visti gli ultimi accadimenti, nessuno si sente più di escludere.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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