La Nuova Sardegna

L’ascesa inarrestabile dell’avvocato forzista: da Quartu a Bruxelles

di Umberto Aime

Candidato come volto nuovo nel 1994 era la sintesi perfetta dei «berluscones» Non cambia il programma, oggi sarà al convegno «Agenda Europa-Italia 2020»

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CAGLIARI. Non replica, a caldo, Salvatore Cicu. Prima vuole leggere le carte processuali e solo dopo dirà di «avere piena fiducia nella magistratura che dimostrerà la mia completa estraneità alle pesanti contestazioni», è l’anticipazione di chi sta molto vicino all’europarlamentare indagato. Esternerà oggi, nella tarda mattinata di oggi, poche ore prima del convegno organizzato a Cagliari su «Agenda Europa-Italia 2020». In scaletta ha messo un bel po’ di parlamentari del centrodestra, Tajani, Totti, Fitto, Gasparri, Brunetta e Mussolini, diversi imprenditori e affidato domani «le conclusioni – testuale dall’invito – a una telefonata in diretta del presidente Silvio Berlusconi». Ma ora c’è di mezzo l’inchiesta della Procura antimafia cagliaritana: cambierà qualcosa? Peggio di una bomba, l’avviso per «concorso in riciclaggio» è esploso proprio a ridosso dall’appuntamento. Appuntamento «a cui l’onorevole Cicu lavora da settimane e con grande impegno per un’ottima riuscita», dicono ancora dal suo staff affollato diviso fra Cagliari, Palermo e Bruxelles, dodici persone in tutto, un record. No, non cambierà nulla nell’«Agenda Europa-Italia», è un’altra delle anticipazioni in attesa della «probabile conferenza stampa». A freddo. Perché da sempre Salvatore Cicu è considerato un «tipo glaciale» dagli amici di partito, Forza Italia, e anche dagli avversari. Avercelo contro – è la battuta ricorrente – «vuol dire che sei in pericolo» politicamente parlando, è ovvio.

Nato a Palermo nel 1957, il padre era un carabiniere trasferito dalla natia Sardegna alla Sicilia, trentasette anni dopo è lui uno dei «volti nuovi» con cui Berlusconi trionferà nelle sue prime elezioni politiche. Il giovane avvocato ha sì un passato politico, la Democrazia Cristiana del Basso Campidano, ma «zero incarichi», scriverà nel santino stampato in oltre sessantamila copie. Dal niente dichiarato al titolo di deputato, il passo è fulmineo. Eletto in carrozza, con una vittoria schiacciante nel collegio di Quartu: 32.840 preferenze, diecimila in più della lista dei Progressisti.

Arrivato a Roma in gran spolvero, si fa notare subito: ottima parlantina, bella presenza, capacità evidenti di saper sgomitare senza però «fare troppo casino». Salvatore Cicu è la sintesi perfetta dei berluscones di quegli anni e allora davvero dappertutto. Dall’inizio di quella legislatura in poi lo danno molto vicino al potente e conterraneo Beppe Pisanu, ma lui preferisce la corrente di un ministro nato a Imperia, Claudio Scajola, per trovare da esordiente il primo titolo in carriera: sottosegretario al Tesoro.

Due anni intensi fra Montecitorio e Palazzo Chigi, poi di nuovo alla prova delle urne. Stavolta l’avversario è un pezzo da novanta: il barone della ex Dc Felicetto Contu, candidato dall’Ulivo e dai sardisti. Cicu non fa una piega: raddoppia gli sforzi, stampa il doppio dei santini, e alla fine rulla anche questo avversario: 42.553 voti lui, 35mila Contu. Bingo: è il trionfo dell’avvocato contro uno dei notai e soprattutto notabili più potenti in Sardegna. Vittoria e promozione sul campo dovrebbe essere, ma il centrodestra ha perso la sfida con Prodi e così lo nominano «capo assoluto delle adesioni al partito». Meno aule e più corridoi: è questa la nuova strategia che nel 2001 (terza vittoria consecutiva con 47mila preferenze) lo porta di diritto – testuale – «a vedersi assegnato uno dei più alti incarichi nei governi Berlusconi II e III: sottosegretario alla Difesa». Nel 2006, nonostante la corazzata del partito unico, ilPdl, finisce all’opposizione in Parlamento.

Lui resta comunque un vincente: due anni dopo è rieletto alla Camera, quando però le liste sono bloccate da una legge-beffa, il Porcellum. All’epoca stringe un patto anche con Cappellacci, che nel 2009 sarà eletto governatore della Sardegna e con il quale smetterà di andare d’accordo pochi mesi dopo. Oggi i due sono «molto distanti»: Cicu lavora soprattutto a Roma ed è da Roma che tiene a bada la sua corrente in Sardegna, perché ora anche lui è un notabile.

A maggio il balzo verso l’Europa, con la candidatura accettata dopo qualche resistenza personale: preferiva restare alla Camera. Nelle isole, conquista 51.300 voti, il secondo posto assoluto nella rinata Forza Italia e un’altra preda importante nel carniere: il capolista Miccichè, terzo e fuori da Strasburgo. È l’ennesimo trionfo, per l’inarrestabile Cicu, che con i capelli ormai brizzolati, raccoglie un nuovo alloro: vicecapo del centrodestra italiano nel Ppe.

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