Lo Stato deve pagare 36 milioni a Mita
Marcegaglia via, contratto rescisso. Protezione civile condannata. La Regione torna padrona dei beni senza contraccolpi
LA MADDALENA. Doppia beffa. Con sfregio finale per lo Stato. Dopo aver subìto le scorrerie della Cricca del G8, accusata di essersi intascata 240 milioni destinati ai lavori nell’arcipelago sardo, il governo ne dovrà sborsare altri 36. Stavolta, in modo legittimo, non per ruberie e saccheggi, ma a favore del gruppo Marcegaglia. L'ha deciso il collegio arbitrale. Ossia il team di giuristi incaricati di trovare una soluzione alla querelle per le mancate bonifiche nell'ex arsenale, lo stesso dove a Moneta sono stati costruiti il Main Conference e il lussuoso albergo che avrebbe dovuto ospitare i Grandi per il summit. La Marcegaglia dovrà a sua volta risarcire la Protezione civile. Ma nonostante queste compensazioni, la somma da sborsare resta ingente.
Effetto domino. Difatti, per una serie d'inadempienze nella gestione del grande complesso che avrebbe dovuto segnare la rinascita turistica dell'arcipelago, anche la società della holding che fa capo all'ex presidente della Confindustria - la Mita Resort Spa - sarà costretta a versare alla presidenza del consiglio dei ministri 2 milioni e 360mila euro. Mentre il dipartimento della Protezione civile nazionale è stato formalmente condannato, in totale, a versare invece alla controparte 39 milioni e 438mila euro. Ma, al di là della partita di giro, c’è di più. La convenzione tra la Mita e il dipartimento a suo tempo guidato da Bertolaso è stata dichiarata conclusa dagli arbitri. Con la conseguenza di liberare da subito il grande complesso sul mare di Moneta, che potrà così venire riassegnato ad altri.
Posizioni e responsabilità. È stata confermata infine l'estraneità a tutta la faccenda della Regione, che con un colpo basso il governo nazionale aveva tentato di trascinare dentro il ring del match con il gruppo privato. E questo è stato possibile perché l'amministrazione sarda era subentrata nella proprietà dei beni solo in seguito alla loro sdemanializzazione. Ma nulla aveva a che vedere con gli interventi e gli accordi precedenti.
Addio annunciato. Nelle scorse settimane la Mita ha formalizzato la vendita del Forte Village di Santa Margherita di Pula ai fratelli Bazhaev, ceceni amici di Putin. Con l’ufficializzazione del provvedimento preso adesso dagli arbitri questo significa che la società del gruppo Marcegaglia abbandonerà la Sardegna in maniera definitiva. Il che peraltro rappresenta il sigillo a una decisione nella sostanza maturata da tempo. Alla Maddalena la struttura era chiusa dall'estate 2012 proprio per via delle fallite bonifiche. Oltre che - secondo Mita - per il mancato sgombero dell'area dietro l'albergo e ad altre inosservanze contrattuali. Fatti per i quali la società aveva chiesto alla presidenza del Consiglio un risarcimento più di 4 volte superiore a quello ottenuto: 149 milioni.Sull’altro fronte i rilievi riguardavano invece l'omesso versamento - da parte del gruppo dell'ex presidente di Confindustria - dell'una tantum di 30 milioni fissata al momento della concessione, valida sino al 2050. Oltre a inottemperanze eccepite dalle autorità statali sui patti stipulati, al tempo del contestatissimo bando di gara vinto dalla società, non escluso il risibile canone annuo di 60mila euro accordato per l'uso dell'enorme complesso.
Lo staff di legali. La decisione del collegio arbitrale si articola in 72 pagine. Redatto in termini formali martedì scorso, il documento ieri è stata fatta pervenire alle parti, Regione compresa (come amministrazione interessata all'esito della vicenda). Nella motivazione delle loro scelte gli arbitri respingono tutte le altre domande e dichiarano i patti tra Stato e Mita risolti "per inadempimento della presidenza del consiglio dei ministri - dipartimento della Protezione civile". La convenzione risaliva al 6 giugno 2009. E si fondava poi su un altro atto integrativo degli accordi stipulato il 31 dicembre di quello stesso per la gestione del complesso di Moneta, del quale non fa parte il vicinissimo ex ospedale militare trasformato in hotel ma ugualmente inutilizzato.
Conti e costi. Calcolati interessi, compensi, spese legali e altre "uscite", una volta compensato ciò che Protezione civile e Mita si devono dare reciprocamente, alla società dovrebbero in definitiva andare appunto a quei pesantissimi 36 milioni di euro. Con un'ordinanza a parte saranno fissati gli onorari degli arbitri, che entrambe le parti sono naturalmente chiamate a pagare, dato che sono state loro a designarli.
Commenti. Per ora niente reazioni ufficiali da parte del gruppo Marcegaglia e della presidenza del Consiglio. Appena qualche giorno fa, nelle more della decisione, l'ad di Mita, ieri in Slovenia, si era limitato a sottolineare la rapidità delle scelte, date per imminenti. «Non direi che è passato troppo tempo dal momento del mandato - osservava Donato Rossi - In genere un arbitrato richiede 20 mesi. E in questo caso c'è stata una doppia presa in carico di un problema complesso». Almeno a lui i fatti hanno senza dubbio dato ragione.
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