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Scontro nato sulle bonifiche lasciate a metà

LA MADDALENA. Una storia lunga. Quasi estenuante. Lo scontro era cominciato tre anni fa. Al centro della questione, le accuse incrociate partite dall’affidamento alla società di Emma Marcegaglia dei...

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LA MADDALENA. Una storia lunga. Quasi estenuante. Lo scontro era cominciato tre anni fa. Al centro della questione, le accuse incrociate partite dall’affidamento alla società di Emma Marcegaglia dei 155mila metri quadrati di Moneta. Quel complesso avrebbe dovuto venire riservato alla nautica e alla cantieristica navale all'indomani della fine del G8, oltre che alla residenze degli appassionati di vela e ai proprietari di yacht.

Un progetto chiave per la riconversione della Maddalena da piazzaforte militare a paradiso delle vacanze, inserito nel meraviglioso scenario del parco nazionale. Scoppiato lo scandalo sulle Grandi opere, indagato l'ex capo della Protezione civile Guido Bertolaso, arrestati alti funzionari statali e il costruttore romano Diego Anemone, si erano però scoperti almeno altri due grossi scempi.

Intanto, dalle casse pubbliche - finanziamenti dello Stato e della Regione - era sparita quasi la metà dei 480 milioni stanziati per la ricostruzione economica dell'arcipelago. E poi era venuto alla luce un secondo aspetto sconcertante. Non solo il risanamento a mare davanti al Main Conference non era mai stato completato. Come aveva in seguito accertato la Procura di Tempio, le operazioni compiute dalla Cricca accusata di aver creato “il sistema gelatinoso per gli appalti truccati” avevano sparso pericolosissimi veleni come idrocarburi, arsenico e mercurio in una superficie ancora più vasta.

Tanto che la magistratura si era vista costretta a raccomandare di eseguire il completamento delle bonifiche estendendole a una specchio d'acqua di almeno 12 ettari dagli iniziali 6. Nel frattempo, a Moneta, le costruzioni appena realizzate, prive di manutenzione e in disuso, avevano cominciato a cadere a pezzi. Letteralmente. (pgp)

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