La Nuova Sardegna

Viaggiare per 26 anni, lo fareste?

di Lolla Spano
Viaggiare per 26 anni, lo fareste?

I coniugi Holtorf: «Più si vede il mondo più si vorrebbe vivere e vedere»

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Quante volte l'ho detto: «Questa estate parto per un viaggio senza biglietto di ritorno». Selvaggio, non pianificato, avventuroso. Ma dopo i primi trenta secondi di voli pindarici atterro bruscamente sul suolo duro della realtà: non ho abbastanza tempo, come faccio con il lavoro? Non ho messo da parte tutto il denaro necessario e mille altri problemi logistici. Tutte queste domande Gunther Holtorf e sua moglie non se le sono mai poste e nel lontano 1988 sono partiti dalla Germania alla volta dell'Africa. Inizialmente dovevano esplorare il continente da nord a sud impiegando il tempo necessario (avevano stimato circa un anno e mezzo) ma, una volta lì, sono rimasti per 5 anni. Poi, carichi di esperienza, ma con la consapevolezza di avere fatto solo un piccolo passo nel mondo, hanno fatto spedire l'auto oltreoceano e, una volta in America, hanno viaggiato in lungo e in largo anche lì. Un viaggio che si è trasformato nel loro personale tour attorno al mondo. Oggi sarebbero due perfetti travel bloggers alternativi!

Gunther e sua moglie Christine hanno percorso sulla loro auto, una Mercedes Benz G-Wagen soprannominata "Otto", 823mila chilometri in 26 anni. Hanno visitato oltre 177 paesi, tenendosi a debita distanza dai luoghi più turistici, da alberghi e ristoranti. Ogni notte hanno dormito all'interno della loro auto, nella quale era sistemato un materasso a una piazza e mezzo, e ogni sera hanno cucinato sul fornellino a gas che li ha sfamati per due decenni.

Hanno sempre acquistato il cibo nei negozi alimentari locali e lo hanno consumato sul posto: le stelle a sostituire le candele profumate di un ristorante radical chic e il fruscìo delle foglie al posto della musica lounge del locale più "in" che non richiede biglietto d'ingresso: la natura. Quale cena più suggestiva e romantica di questa? Ma un viaggio del genere non è tutto rose e fiori, fruscìo di foglie e cieli stellati: la coppia ha attraversato periodi difficili, visto paesi piegati dalla povertà e dalle malattie; la stessa moglie di Gunther ha dovuto interrompere i suoi spostamenti per colpa di un tumore che l'ha portata via nel 2010. Suo marito ha continuato a viaggiare (sotto richiesta di Christine che voleva fortemente che lui non si fermasse). Un altro neo in questa storia è il loro figlio: non è semplice portare con sé in lungo e in largo un bambino e fargli sopportare ritmi serrati, privarlo di un posto caldo e sicuro ogni sera e soprattutto di una scuola fissa. Così è stato lasciato in Germania e accudito dal resto della famiglia.

Crudele? Incomprensibile? Chi sono io per parlare senza cadere in giudizi intrisi di morale, o farmi morbose domande sulla loro situazione economica che ha reso possibile tutto ciò? L'unica domanda che voglio farmi è la stessa che è stata posta da molti: "Perché?". Perché viaggiare tutta la vita? E perché non avere mai un letto degno di essere chiamato tale, scegliere i posti meno conosciuti, snobbare ogni comodità e muoversi su una macchina scassata? La loro risposta rende le mie domande così ovvie, che ho già voglia di fare la valigia: «Più abbiamo viaggiato e più ci siamo resi conto di quanto poco abbiamo visto. E più cose abbiamo visto e vissuto, più abbiamo avuto voglia di continuare a vedere e a vivere».

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