Parte la class action contro Abbanoa
Via libera dalla corte d’Appello all’azione promossa a Sassari dal comitato di cittadini nei confronti dell’ente idrico
SASSARI. Cinque ex consiglieri comunali di Sassari, qualche volenteroso cittadino, un avvocato abituato a prendersela contro i “pesi massimi”, e un avversario che, nelle antipatie dei sardi, è battuto (forse) solo da Equitalia: Abbanoa. Queste le forze in campo in una storia, nata da un piccolo comitato cittadino nato nel marzo 2013 per combattere al fianco dei residenti di alcuni quartieri di Sassari, esasperati per il “razionamento” quotidiano dell’erogazione dell’acqua che andava avanti (e in molti casi va avanti ancora) da più di un decennio. Una piccola-grande battaglia lievitata fino ad arrivare a un clamoroso esito: una class action all’americana, prima nell’isola, tra le prime in tutta Italia e unica a livello nazionale per quanto riguarda l’acqua.
La class action. Una azione collettiva bocciata in primo grado dal tribunale civile di Cagliari (è competente in materia il tribunale sede del distretto d’Appello) il 17 ottobre 2013. Che ha però ricevuto lo scorso 30 luglio lo storico via libera dalla corte d’Appello che ha ribaltato il primo grado e reso note in questi giorni le motivazioni dell’ordinanza dando via libera a una road map serratissima, che porterà il Golia dell’acqua e i Davide del comitato in aula al massimo entro il giugno del 2015. Una faccenda che, in caso di vittoria dei ricorrenti, potrebbe costare ad Abbanoa fino a 500 euro a ricorrente, con un numero di partecipanti che teoricamente potrebbe comprendere tutti gli utenti dell’isola.
Davide e Golia. Un avvenimento, qualunque sia l’esito finale del giudizio, da segnare nel calendario. Con i dieci membri del Comitato dell’acqua in Sardegna che possono però perdere davvero poco tempo per festeggiare. Il percorso che la stessa Corte d’Appello ha fissato sarebbe infatti serratissimo anche per strutture ben più organizzate della loro. Ed è uno dei motivi per cui le class action in Italia, con grande gioia di lobbies varie che ne hanno sempre ostacolato la reale implementazione nel codice di consumo, si contano sulle dita di qualche mano. Il comitato ha infatti 180 giorni per rendere noti i termini dell’azione di classe agli utenti interessati in tutta l’isola, pubblicandolo per tre volte nei principali quotidiani regionali entro il 30 novembre e facendo tutte le possibili azioni per allargare la platea dell’azione a tutta la Sardegna. E si deve fare carico di tutte le spese.
Effetto Brockovich. Non che la cosa preoccupi l’agguerrito gruppo di oppositori, che ieri mattina sono tornati a Palazzo Ducale a festeggiare la loro vittoria, consci: «Di star scrivendo un pezzo di storia – ha sottolineato l’avvocato Gianni Allena, autore del ricorso vincente – dei diritti dei consumatori nell’isola, e non solo. E di fare come in Usa dove spesso chi ha sbagliato è stato chiamato a pagare risarcimenti miliardari». E «di star combattendo una battaglia di giustizia– ha spiegato il presidente del comitato Pier Paolo Panu, ex consigliere comunale come Isidoro Aiello, Piero Frau, Dario Satta e Giancarlo Rotella, tutti presenti ieri – contro un ente come Abbanoa che sta rendendo un pessimo servizio ai cittadini, che vivono in un perenne stato di razionamento dell’acqua, di disagi di ogni tipo, di ingiustizie di cui chiederemo ora conto. Sperando di coinvolgere decine di migliaia di sardi».
Mega risarcimento. In realtà ne basterebbero diecimila per mettere a rischio la tenuta dei conti di Abbanoa, che come è noto “fanno acqua”. La richiesta di risarcimento che il comitato chiede riguarda infatti una parte fissa della bolletta legata, tra le altre cose, alle manutenzioni della rete che secondo loro, viste le carenze di servizio, non è dovuta. È una cifra che oscilla tra i 100 e i 150 euro annui a bolletta. L’azione collettiva ha un “profondità” di 5 anni (dopo scatta la prescrizione), e quindi ogni utente ha la teorica possibilità di ricevere dai 500 ai 750 euro di risarcimento. «Vedremo – chiude Pier Paolo Panu – in questo caso più che mai non contano i soldi ma il principio. Anche perché per Abbanoa e i suoi disservizi è solamente l’inizio».
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