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La Chiesa: «Senza lavoro non c’è dignità»

La Chiesa: «Senza lavoro non c’è dignità»

Durante il convegno ecclesiale i vescovi sardi raccontano: «Il Papa ci chiede sempre dell’isola»

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CAGLIARI. La Chiesa sarda alcune risposte alla crisi economica e sociale che da alcuni anni devasta l'isola le aveva confezionate già nel 2001, al termine del Concilio plenario regionale. Ma non le aveva sapute veicolare tra i fedeli laici e, in profondità, neppure tra il clero. Ieri le ha riproposte, aggiornate, e rilanciate durante il convegno ecclesiale regionale e organizzato a un anno dalla visita di Papa Francesco.

Il problema più preoccupante è la disoccupazione: l'assenza di lavoro per i vescovi è «un danno all'identità dell'uomo». I presuli sollecitano una nuova cultura economica «che guardi meglio il nostro territorio, le sue capacità e le sue proposte e promuova lo sviluppo delle risorse locali». Sui temi del lavoro i vescovi sardi sono monitorati dal Papa. «Ogni volta che mi vede – dice monsignor Arrigo Miglio, presidente della conferenza episcopale regionale – mi punta col dito e mi chiede: che cosa state facendo per il lavoro?» Anche ieri Papa Francesco si è fatto sentire con un telegramma del cardinale Pietro Parolin. Il Sommo pontefice «incoraggia la comunità cristiana a perseverare – scrive il Segretario di Stato – nella sensibilizzazione delle varie istanze sociali ai problemi connessi alla mancanza di lavoro, ponendosi sempre più accanto alle famiglie provate, affinché mai venga meno la speranza».

Trecento laici, provenienti dalle dieci diocesi sarde, hanno esplorato a fondo, per l'intera giornata di ieri, i percorsi indicati, nel marzo scorso, dalla lettera pastorale dell'episcopato regionale - «Un cammino di speranza per la Sardegna - riguardanti il mondo delle imprese, il futuro lavorativo dei giovani, le ricadute della disoccupazione sulla famiglia, le responsabilità educative della scuola che parte col fardello di una dispersione scolastica sconvolgente pari al 36%, col 25% dei giovani che non studiano, non lavorano e non frequentano corsi di formazione professionale: un default culturale che preclude quasi a priori ogni possibilità di trovare lavoro.

I fedeli laici chiedono anche novità nel servizio delle istituzioni. «O si è capaci di rifondare la politica oppure i problemi rimarranno», è stato detto durante la tavola rotonda finale.

Con un'integrazione ancora più vincolante: «La comunità cristiana ha il dovere - nelle parrocchie, nella associazioni, nei gruppi cristiani - di chiedere conto del loro operato ai propri rappresentanti negli organismi istituzionali».

Non un “processo” in piazza, ma una doverosa rendicontazione su quanto fatto nei consigli comunali e regionale. Una svolta, hanno detto i delegati diocesani, ormai è indispensabile. Per quanto riguarda l'agricoltura, la Chiesa farà la sua parte. Nel novembre del 2015 la giornata nazionale del ringraziamento sarà celebrata in Sardegna. (m.g.)

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