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La prima

Joyce Lussu, una pasionaria tra rivoluzione e poesia

di Daniela Paba
Joyce Lussu, una pasionaria tra rivoluzione e poesia

PIRRI. “L'Altra storia-Vita di Joyce Lussu”, racconta alcune cose che sappiamo di lei: la guerrigliera partigiana, la coscienza d'essere nella Storia, la Poesia come chiave per aprire il mondo. Non...

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PIRRI. “L'Altra storia-Vita di Joyce Lussu”, racconta alcune cose che sappiamo di lei: la guerrigliera partigiana, la coscienza d'essere nella Storia, la Poesia come chiave per aprire il mondo. Non tutte, perché nessuna biografia e tantomeno uno spettacolo teatrale – la coproduzione Cada Die e Ca Rossa, di Rossella Dassu e Alessandro Lay sabato in Vetreria, può contenere le infinite sfaccettature di una donna che ha vissuto il Novecento, da intellettuale protagonista e polemica di tutte le battaglie a tutte le latitudini. E infatti la scenografia entro cui si muove Rossella Dassu sono scatole di cartone che diventano muri tra i quali nascondersi, bagagli da mandare all'aria tra una fuga e l'altra, finestre per parlare della maternità e della poesia e i dadi di una didascalia che scandisce luoghi e fasi dell'esistenza. Un paio di occhiali, una veletta e una musica parisienne trasportano nel 1939 a Parigi, dove Joyce ed Emilio vivono braccati dai nazifascisti, cambiando di continuo identità e domicilio. Costruito come un dialogo con se stessa, il testo scenico restituisce una donna gioiosa e battagliera, pronta allo scontro con Benedetto Croce che apprezza le sue poesie ma disprezza le donne, con Lussu che la desidera e la teme, sempre pronta ad attraversare le frontiere sotto falsa identità per trattare la Liberazione, sopportare marce e addestramenti riservati agli uomini con l'orgoglio del proprio corpo, perennemente in fuga dai ruoli e perciò pronta ad andare. Le origini aristocratiche, l'antifascismo della famiglia Salvadori che la porta dodicenne in Svizzera tra i profughi, la decisione della maternità nonostante la guerra, e l'incontro con mister Mills, rievocato con un flashback nel giorno della morte, un colpo di fulmine ottocentesco, rendono grandiosa e terribilmente femminile una figura di donna affatto facile. E quando all'Italia eroica della Resistenza si sostituisce quella misogina e provinciale degli apparati istituzionali, Joyce fugge nuovamente verso le lotte di liberazione del Terzo Mondo, recuperando l’amore per la poesia e l’abitudine alle grandi marce e alle fughe attraverso l'Africa, l'Asia e l'America, impegnata a tradurre da lingue sconosciute, coinvolta in vicende pericolosissime al fianco dei poeti. “L'Altra storia – Vita di Joyce Lussu” è uno spettacolo curato, dimostra forza scenica grazie a un montaggio perfetto di atmosfere e situazioni, viste e vissute con occhio selettivo femminile, anche se la Dassu deve e può osare di più. Lo spettacolo ha comunque lo stesso sguardo onesto di Joyce Lussu nel dire “dove eravamo” nel '68, quando in un corteo riceve la prima manganellata dai poliziotti. Sempre profetica e volta al futuro come recita la didascalia finale, a mo' di congedo: «Scrivete il mio nome sui muri e mettete una canzone di moda».

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