La Nuova Sardegna

Meridiana: la fine è arrivata, partono i 1.634 licenziamenti

di Guido Piga
Meridiana: la fine è arrivata, partono i 1.634 licenziamenti

Fallisce il tavolo al ministero. Scaramella conferma la volontà di mandare a casa le persone. Nei prossimi 75 giorni si potrà cercare solo di ridurre il numero degli esuberi

28 ottobre 2014
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OLBIA. È la fine di un’era. L’Aga Khan, l’imprenditore che mai l’aveva fatto, licenzia. Meridiana, l’ultima azienda sarda che gli era rimasta dopo la perdita della Costa Smeralda, avvierà il più imponente piano di tagli al personale della storia recente dell’Isola. Una certezza granitica viene meno: la compagnia aerea era l’occupazione desiderata, l’occupazione sicura. Da ieri non lo è più. Non ci sono più dubbi, ormai.

Non c’è più spazio per soluzioni alternative, come altri due anni di cassa integrazione e “tutti dentro”. Lo ha fatto capire chiaramente la proprietà, lo ha detto ieri ufficialmente l’ad Scaramella, e l’hanno compreso il Governo e (quasi) tutti i sindacati. E così, chiuso senza colpi di scena l’ultimo incontro al ministero del Lavoro, presente il ministro Giuliano Poletti, la società di pomeriggio ha mandato ai sindacati le carte che avviano il licenziamento di 1634 lavoratori su 2101 totali tra la compagnia e l’hangar. I tagli non sono immediati, occorre precisarlo. Perché lo siano - come prevede la legge, la 223 del 1991 in parte riformata dalla Fornero - potrebbero passare anche 75 giorni, il tempo necessario all’azienda per trovare un’intesa con i sindacati sui criteri per mandare via i lavoratori: esigenze aziendali, carichi familiari, anzianità di servizio. Se l’accordo ci sarà, bene.

Perché solo la mediazione può portare a scelte eque in un’azienda in cui trovano lavoro molte coppie, con il rischio concreto che possano perdere il lavoro marito e moglie. Questo solo per citare un caso. Uno dei tanti che i sindacati dovranno gestire. Se infatti l’accordo non sarà trovato, l’azienda andrà comunque avanti: lo può fare, lo dice la legge. Con almeno due insidie, però. I costi che dovrà affrontare per i licenziamenti, fissati dall’Inps, aumenteranno. Il rischio che molti dipendenti le facciano causa per essere reintegrati, attraverso l’art 18, salirà notevolemente. È un’opzione che Meridiana mette nel conto. È impossibile, viste le dimensioni dell’operazione, che non ci sia un passaggio in tribunale. Un sindacato, l’Usb, fortissimo tra gli assistenti di volo, i più colpiti, ha fatto capire che quella sarà la strada. Anche se, come spiegato alla “Nuova” da Franco Focareta - l’avvocato diventato famoso per aver fatto vincere il ricorso agli operai Fiom contro la Fiat - la causa non potrà essere collettiva. La Cassazione, anche recentemente, ha stabilito che la decisione dell’azienda di licenziare non può essere “oggetto di valutazione giudiziale”. Un giudice non può insomma dire se Meridiana abbia o meno ragione a voler ridurre il proprio organico. Ma può dire se un lavoratore, dentro il pacchetto collettivo, è stato espulso ingiustamente, penalizzato proprio per l’applicazione dei criteri. Nessuno, poi, può escludere che ci siano altri scioperi. Più o meno regolati.

Un po’ come è successo con Air France, paralizzata per 14 giorni dai piloti dopo che la società francese aveva deciso di lanciare una sua low cost, Transavia. Che è un po’ il tema di Meridiana, con il dualismo interno con Air Italy: i voli della prima che passano alla seconda. Un’opportunità di crescita per la società, un danno per i lavoratori. Questa è la prospettiva estrema. Perché le prossime settimane saranno ancora tutte all’insegna del negoziato sindacale. Non può che essere così. I numeri lo impongono.

Licenziare 1634 dipendenti su 2101 significa, per Meridiana (compagnia aerea più hangar), rinunciare al 77% dei propri dipendenti. Olbia, la base principale, sarebbe la più colpita quando il piano, chiusa la partita dei licenziamenti, sarà operativo, più o meno alla metà del 2015. In città resteranno solo due aerei. Dei 696 dipendenti della compagnia, ne rimaranno solo 217. I piloti passeranno da 67 a 16; gli assistenti di volo da 222 a 32; gli impiegati da 407 a 169 con interi settori - il call center, per esempio - cancellati. Cagliari sparirà: nessun aereo, via 178 dipendenti su 178. Ma l’impatto, devastante, potrebbe diminuire. L’azienda, come aveva fatto davanti al Governo, si è già impegnata a “salvare” 278 dipendenti.

Una riduzione dei tagli in Sardegna, ma che era (ed è) condizionata all’ottenimento delle sei rotte della continuità territoriale 2, quella per gli aeroporti “minori”, quella che è scaduta proprio ieri. Governo e Regione, sotto la lente di ingrandimento della Ue, sono al lavoro per una proroga. Se ci sarà, Olbia potrebbe avere un aereo in più (tre in tutto) e Cagliari ne riavrebbe uno. Al lavoro tornerebbero così 48 dipendenti. A questi andranno aggiunti i (possibili) recuperati in Air Italy e i pensionabili. E quelli che, soprattutto a Olbia, potrebbero restare dentro il perimetro aziendale. Quelli del call center, di alcuni servizi amministrativi e dell’hangar (156 in esubero su 359).

L’azienda ha detto che sulle esternalizzazioni farà marcia indietro. Sulla base di Olbia i margini per limitare i danni ci sarebbero, dunque. E i licenziati? Per loro, dopo la fine della cassa integrazione nel giugno 2015, scatterà la mobilità. A seconda dell’età, avranno dai 2 ai 4 anni di copertura dello stipendio (pari all’80%) con i fondi Inps. Sempre che l’intesa con i sindacati ci sia e arrivi prima del 31 dicembre, ultimo anno prima dei tagli della Fornero. Poi gli anni di protezione diminuiscono. A quel primo pacchetto andranno aggiunti altri 2 anni in più assicurati dal fondo volo. Sempre che le risorse siano disponibili. Questa è ancora un’incognita, come ammesso dal Governo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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