Tragica Anna Bolena tra follia e tradimento
Al Massimo il balletto di Minini dall’opera di Donizetti
CAGLIARI. Chissà quali pensieri sono passati per la mente ad Anna Bolena quando, rinchiusa nel Castello di Windsor, in solitudine attendeva la morte? Forse in quel silenzio, con rimorso ha rivisto nella sua storia la stessa triste sorte che anni prima era toccato vivere a Caterina d’Aragona, quando Enrico VIII l’aveva ripudiata per sposare lei? O ha immaginato, sino alla pazzia, gli eredi che non aveva potuto dare al re?
Dall’intricata e triste vicenda nel 1830 Gaetano Donizetti aveva ricavato un’opera amatissima. La stessa, “Anna Bolena”, che ora viene trasposta per la danza dal giovane coreografo Antonio Minini nello spettacolo della compagnia abruzzese da lui fondata, e che porta il suo nome, andato in scena sabato nel teatro Massimo come appuntamento inaugurale della stagione del festival internazionale “Nuova danza- Find 32” organizzato dall’Asmed.
Dodici balleriniin scena, e costumi che richiamano l’epoca medievale in cui la vicenda si svolse, ripropongono, in una scenografia minimale (solo tende rosse e lampadari pomposi bastano a dare l’idea del lusso e dello sfarzo delle stanze reali) la parabola di vita della Bolena.
A partire dal momento in cui è vivo il sentore del triangolo amoroso: Enrico VIII ha un’altra favorita (Giovanna Seymour) e studia il modo di liberarsi della seconda moglie per sposare la nuova fiamma. Le passioni contrastanti si susseguono, con la Bolena che cerca di dissimulare il dispiacere davanti alla corte e la Seymour, che è sua dama di compagnia, divisa tra l’amore per il re e il rimorso per il male fatto all’amica regina.
Sino all’atto finale: la Bolena, accusata di un tradimento in realtà non commesso, è condannata a morte, e il nuovo sogno d’amore di Enrico VIII può realizzarsi. Il pubblico applaude entusiasta davanti a questo spettacolo, magari eccessivamente lungo e al quale non avrebbe diffetato qualche ulteriore taglio di montaggio. Certamente è davvero compito arduo tradurre sulla scena danzata un’opera complessa come quella del Donizetti.
“Anna Bolena” di Minini infatti è fortemente e intimamente legata proprio a quel melodramma fino a dare a tratti l’impressione di confondersi proprio quel capolavoro lirico. Ma tant’è: il lavoro c’è e si vede, anche in alcuni interessanti movimenti . Come la curatissima gestualità mostrata dai corpi dei danzatori i quali esibiscono una perfetta padrodanza delle figure coreografiche e una intensa presenza teatrale. Di forte impatto la trovata scenica di coinvolgere sul palcoscenico anche dei danzatori in erba. Giovanissimi artisti alle prime armi provenienti delle scuole di danza Arabesque di Sinnai, Choreia di Quartu, Tascusì e Salomè di Cagliari. Seduti in cerchio attorno ad Anna Bolena (Teresa Morisano) accompagnano con delicati movimenti le evoluzioni della danzatrice, che vede come in un incubo proprio quei bambini che non riuscì ad avere. Venerdì, sabato e domenica il festival continua con “Aragosta” del Balletto di Sardegna, “Without blood” della compagnia albanese Albanian dance theater company e lo spettacolo “Find-er (ricerca nuovi coreografi)”.
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