«Prima il riordino istituzionale»
Deriu e Bruno analizzano la rivoluzione in arrivo. Giovannelli: non penalizzateci
Fa discutere, e parecchio, la riforma sanità-enti locali. Il progetto regionale di accorpare 5 nuove Asl in altrettanti Distretti destinati a sostituire le Province suscita commenti, reazioni e qualche polemica.
«Io mi sarei occupato di sanità partendo dalla necessità di dare risposte ai cittadini in termini di salute piuttosto che dalla gestione delle Asl», sostiene il sindaco di Alghero, Mario Bruno, sino a pochi mesi fa vicepresidente del consiglio regionale. «Preferirei a ogni modo che prima venissero riordinati gli enti locali perché vorrei vedere gli amministratori locali protagonisti del cambiamento – aggiunge – Capisco le esigenze di semplificazione. Nel frattempo pongo però due domande. A che punto siamo con la nuova rete ospedaliera? È stata davvero data attuazione al piano sanitario voluto dall’ex assessore Nerina Dirindin? Ecco: io ripartirei da lì, dai contenuti».
Comunque Roberto Deriu, ex presidente dell’Unione Province, preme subito il freno sulla possibilità che le cose si possano fare senza un dibattito approfondito. «Ai tempi di Cappellacci e dei Riformatori, che hanno operato con leggi e leggine trascurando i problemi pratici della transizione, succedeva così e abbiamo potuto osservare poi che cos’è accaduto». «In questo caso dobbiamo regolare realtà complesse – prosegue – E nella maggioranza c’è un accordo che subordina il riordino territoriale ai riassetti politici. Così né i numeri né gli equilibri delle Asl oggi possono considerarsi prestabiliti: perché l’intero ragionamento deve partire dagli enti locali, non dalla riforma sanitaria». Deriu sostiene che quelle circolate finora sono idee e ipotesi di lavoro. «Perché il presidente Francesco Pigliaru in persona ci ha garantito un percorso preciso che avrà inizio solo quando l’assessore Cristiano Erriu presenterà alla prima commissione la proposta di riordino degli enti - sottolineare l’ex presidente della Provincia di Nuoro oggi consigliere regionale del Pd – Mi rendo conto che peso e dimensioni della spesa sanitaria suscitino attenzione, ma tutto dipenderà dal tipo di architettura istituzionale: quindi prima il riassetto amministrativo, poi il riordino delle Asl». «Nel frattempo situazione a due velocità: dovremo continuare a gestire i servizi nel contingente e individuare obiettivi finali che magari richiederanno anni per la loro attuazione. Intanto, però, né le Asl né le Province potranno smettere di funzionare: dovremo perciò individuare soluzioni nel contingente».
A entrare nel merito della rivoluzione pensa il sindaco di Olbia. «Il nostro territorio non deve perdere autonomia e identità per via di un riassetto che porta a 5 le Asl – attacca Gianni Giovannelli – Come Alta e Bassa Gallura avevamo rappresentato l’esigenza di mantenere in funzione l’Asl 2. La nostra area non può perdere la caratterizzazione di assistenza pubblicata legata all’ospedale Giovanni Paolo II e agli altri servizi sul territorio, dalla Maddalena in giù, solo perché esiste il programma di dar via al Mater Olbia, l’ex San Raffaele, che più di un’impostazione privata sarà un polo d’eccellenza per tutta la sanità, sarda e nazionale».
«Quanto poi alle Province, dato che ho avuto un ruolo determinante nella nascita di quella gallurese, sarei stato favorevole a una loro riarticolazione – incalza il sindaco – Infatti domando: come si opererà in concreto nel riassetto? in che modo verrà ridistribuito il personale? chi si occuperà dell’edilizia scolastica? e in che misura saranno superati Patto di stabilità e altri vincoli che già adesso impediscono ai Comuni di lavorare al meglio?».
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