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Sanità

Scontro sulla riforma: dall’opposizione 400 emendamenti

Umberto Aime
Scontro sulla riforma: dall’opposizione 400 emendamenti

La maggioranza si ricompatta e affronta il voto dell’aula ma il percorso in Consiglio si preannuncia complicato

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CAGLIARI La manutenzione straordinaria del sistema sanitario può cominciare. A inaugurare il cantiere è stato questo voto del Consiglio: un sì a maggioranza al «passaggio agli articoli» della proposta di legge presentata dal Pd e anteprima del prossimo commissariamento delle Asl.

Il cammino sarà lungo, sono una decina gli emendamenti della Giunta, 400 quelli presentati dall’opposizione, però c’è stata almeno la posa della prima pietra. Anche se fuori dall’Aula tutti non fanno che guardare oltre la «leggina» in discussione e disegnare quello che in verità interessa più di ogni altra decisione: la futura mappa delle cinque possibili Asl dal 2015 in poi. Per i confini definitivi e sicuri, ci vorrà del tempo, forse saranno ufficiali solo in primavera, nel frattempo sul piatto c’è quello che si sapeva: la nuova Azienda per le emergenze, non subito, la Centrale unica degli acquisti, subito, la riclassificazione di grandi e piccoli ospedali, fra pochi mesi, la chiusura immediata dell’Agenzia della sanità, finora una scatola vuota.

A gettare le fondamenta del progetto messo sulla carta dalla maggioranza di centrosinistra saranno undici commissari. A novembre prenderanno il posto degli attuali direttori generali, e nei prossimi quattro mesi, prorogabili una sola volta, dovranno abbozzare quel tagli-e-cuci che sarà indispensabile alla Giunta per presentare la riforma vera e propria.

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Perché quella in aula da 24 ore è comunque, sempre e solo una «leggina» seppure importante. Il centrosinistra. Messi da parte gli scontri interni, l’aria sembra dell’armistizio, si è schierato compatto a favore della proposta.

Che non è perfetta, ma «è una prima risposta a due esigenze fondamentali: la qualità dei servizi, va molto migliorata, e l’abbattimento dei costi, che dovrà essere secco e deciso», ha detto l’assessore alla Sanità, diventerà alla Salute, Luigi Arru. Il primo a parlare a favore è stato Mondo Perra (Psi), presidente della commissione Sanità: «Non c’era più tempo da perdere. Siamo in emergenza». Poi Lorenzo Cozzolino (Pd): «La spesa è impazzita»». A ruota Franco Sabatini (Pd): «Dobbiamo vincere i soliti poteri autoreferenziali che si oppongono al cambiamento».

E ancora Augusto Cherchi (Soberania), «puntiamo all’efficienza», Roberto Desini (Cd), «rimetteremo al centro del sistema il cittadino-paziente», Daniele Cocco (Sel), «il commissariamento prima di tutto», Emilio Usula (Rossomori), «vogliamo una gestione finalmente trasparente». Poi Fabrizio Anedda (Sinistra), «ora sì che si parla di prevenzione», Efisio Arbau (Sardegna Vera), «abbiamo l’obbligo di mettere in sicurezza il sistema», fino al capogruppo del Pd, Pietro Cocco: «Per noi era ed è un obbligo morale tagliare i ponti con il disavanzo, 400 milioni, provocato dalla gestione disennata di Cappellacci e più». Il centrodestra.

Compatto ha detto no a quella che da sempre ritiene «solo una scorciatoia per acchiappare altre poltrone». L’hanno ripetuto Edoardo Tocco (Fi), «partite con il piede sbagliato», Marcello Orrù (Psd’Az), «aumenteranno le spese», Ignazio Locci (Fi), «spazzerete vie le periferie», Stefano Tunis (Fi), «è solo una legge pretesto», Angelo Carta (Psd’Az), «la sanità e materia seria», Alberto Randazzo (Fi), «navigate a vista». Poi Oscar Cherchi (Fi), «è una legge inutile», Gianluigi Rubiu (Udc) altro che razionalizzazione», e Alessandra Zedda (Fi): «Sarà il caos e il diritto alla salute dei cittadini finirà in cantina». Il fuoco di fila è stato affidato ai capigruppo.

Giorgio Oppi (Udc), «è una riforma non riforma», Paolo Truzzu (Fdi), «è solo un sogno destinato a svanire», Attilio Dedoni (Riformatori), «moltiplicate le Asl», Christian Solinas (Psd’Az), «aumenterà l’inefficienza» fino a Pietro Pittalis (Fi): «Assessore, questo è il peggior biglietto da visita con cui poteva presentarsi». Stasera ancora il dibattito su articoli ed emendamenti. Il voto finale, la prossima settimana.

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