«L’isola deve puntare sulle specificità»
A Sassari economisti, politici e imprenditori a confronto con Marco Magnani, docente ad Harvard
SASSARI. La ricetta per uscire dalla crisi è puntare sulle specificità: esaltarle e prendere coscienza del fatto che nel mercato globale va avanti solo chi è in grado di offrire prodotti unici, non replicabili.
Marco Magnani, responsabile del progetto di ricerca “Italy 2030” alla Kennedy School of Government dell’Università di Harvard, ieri sera ha presentato “Sette anni di vacche sobrie. Come sarà l’Italia del 2020” (Utet), un’agenda in sei punti con proposte concrete per rilanciare il Paese, nella sede del Dipartimento di Scienze economiche e aziendali dell’Università di Sassari.
Magnani nella sua opera vede una via di crescita solo per chi sarà in grado, nei prossimi anni, di valorizzare le proprie ricchezze. Dopo la relazione introduttiva dell’economista Luigi Guiso, Magnani ha dialogato con Marco Vannini dell’università di Sassari e ascoltato le esperienze dei due amministratori presenti alla tavola rotonda: l’assessore regionale del turismo Francesco Morandi e il sindaco di Sassari Nicola Sanna, insieme a quella di Francesco Soddu della Fondazione Banco di Sardegna. Tra gli ospiti anche Tino Demuro, l’imprenditore gallurese presidente delle Cantine Surrau. La sua azienda, che ha una vita relativamente breve, è stata portata ad esempio per quello che è riuscita a fare in pochi anni, esportando con successo i propri vini e il nome della Sardegna fuori dai confini nazionali. «Siamo nati all’inizio degli anni Duemila - ha raccontato Demuro - e dal 2008 abbiamo iniziato a crescere in maniera importante. Il nostro modello è stato lo stazzo gallurese - aggiunge l’imprenditore di Arzachena - nella sede della nostra azienda, che si trova sulla strada per Porto Cervo, cerchiamo di ricreare le attività, sociali, culturali e di solidarietà come avveniva nei vecchi stazzi. Da qualche anno abbiamo scelto di promuovere nelle nostre cantine presentazioni di libri e mostre fotografiche internazionali. È un modo che ci permette - conclude Demuro - di aiutare il territorio a crescere e di far conoscere, anche fuori dall’isola, i nostri prodotti che facciamo con passione».
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