Matrìca, la Cigl a Pigliaru: «L’Eni fugge»
Muretti (Filctem ) al presidente della giunta: «La Regione faccia rispettare gli impegni». Irs: «Basta con i progetti imposti»
SASSARI. Il commento più leggero è quello che esprime sorpresa. Per il resto è un insieme di richiami pesanti al presidente della giunta regionale Francesco Pigliaru «per avere sottovalutato quello che sta accadendo nel progetto per la riconversione industriale del Petrolchimico di Porto Torres» e, quindi, per l’affermazione della chimica verde. Un piano che rischia di interrompersi a metà, anche per qualche incomprensione evidente proprio tra Eni e Novamont - che avevano dato vita alla joint-venture.
L’attacco della Cgil al presidente della giunta regionale è affidato al segretario generale della Filctem (chimici ed energia) Massimiliano Muretti e arriva all’indomani delle dichiarazioni del “professore”, che a Sassari - ospite della Fondazione Segni - aveva dispensato tranquillità sul progetto Matrìca.
«Le dichiarazioni del presidente Pigliaru sorprendono e non rassicurano per niente – dice Massimiliano Muretti – e mi chiedo come è possibile esprimere valutazioni positive sul proseguo del progetto della chimica verde sulla base di una telefonata intercorsa con l’amministratore delegato Catia Bastioli. E come si fa a considerare un semplice ridimensionamento la mancata costruzione della centrale a biomasse (che da sola vale 230 milioni dei 730 dell’investimento) che è stata autorizzata proprio dalla giunta Pigliaru?».
Il segretario generale della Filctem-Cgil richiama il protocollo d’intesa firmato alla Presidenza del consiglio dei ministri da tutti i ministeri coinvolti, dalla Regione, dall’Eni e dagli Enti locali. Tutto chiaro, allora: «E oggi come è possibile che il confronto tra le parti si riduca a una semplice telefonata tra il presidente Piagliaru e la dottoressa Bastioli?». Per Muretti, non è accettabile che Novamont si sostituisca all’Eni nell’esprimere posizioni in ordine agli investimenti che devono essere realizzati a Porto Torres.
La Filctem-Cgil esprime meraviglia per il fatto che «il presidente della giunta regionale non abbia rilevato gli aspetti allarmanti della vicenda, e non legga l’intenzione dell’Eni che progressivamente tende ad abbandonare la Sardegna. Un atteggiamento che corrisponde alla stessa logica messa in campo a Sarroch». Al presidente Pigliaru, la Cgil chiede «la convocazione di un tavolo immediato che permetta a tutti gli attori che hanno sottoscritto il Protocollo sulla chimica verde di valutare lo stato degli investimenti, pretendendo il rispetto degli impegni assunti».
E sulla vicenda è intervenuta ieri l’iRS, da sempre molto critica sull’iniziativa della chimica verde. «Da anni l’Eni propina progetti calati dall’alto, come quello della chimica verde, mai discussi seriamente con i cittadini. Progetti che sembrano ideati per lo sviluppo del territorio e che, invece, appaiono più un ricatto da parte dell’Eni per non bonificare quei territori che sono stati devastati per anni».
Indipendentzia Repubrica de Sardigna sottolinea che «il modello industriale dell’Eni è sempre stato quello di sfruttare le risorse locali fino all’esaurimento, nascondendosi spesso dietro belle parole come “green”, “bio”, “eco”. E mentre il mondo intero riscopre l’agricoltura locale, della filiera corta, della chiusura dei cicli di produzione, consumo e auto sostentamento, in Sardegna si propongono ancora centrali inutili. Davvero pensiamo che il futuro del nord Sardegna sia quello di piantare cardo?».
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