La Nuova Sardegna

Asl commissariate, il primo identikit dei “traghettatori”

di Umberto Aime
Asl commissariate, il primo identikit dei “traghettatori”

Nominati alla fine del mese dopo il via libera alla leggina Saranno undici funzionari in servizio della Regione

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CAGLIARI. La leggina sulla sanità e le Asl è ancora ferma all’articolo uno. Il Consiglio regionale ha votato solo quello e il voto finale arriverà fra una o al più tardi due settimane. Finora la maggioranza di centrosinistra ha superato senza intoppi l’ingorgo degli emendamenti, sono quasi 400, presentati dal centrodestra, mentre le correzioni della Giunta alla proposta di legge iniziale sono passate sempre con tutti i voti della coalizione e dovrebbe così fino all’approvazione finale. Appena la legge avrà il lasciapassare definitivo e sarà pubblicata sul bollettino ufficiale della Regione, scatteranno i commissariamenti delle attuali undici Asl, con la nomina entro la fine del mese dei traghettatori verso la riforma più generale. È quella che in primavera, una volta stabiliti i Distretti amministrativi, ridisegnerà la mappa del servizio sanitario regionale con «la sicura riduzione – è scritto nella leggina – delle Aziende».

Chi saranno? I commissari delle otto Asl esistenti, quello dell’Azienda Brotzu e quelli dei due policlinici, Sassari e Cagliari, dovrebbero essere funzionari della Regione e qualcuno sostiene che «dovranno essere nominati fra quelli in servizio all’assessorato alla Sanità». All’inizio pare che l’intendimento fosse un altro: sceglierli fra i manager iscritti nell’elenco dei potenziali direttori generali, sono quelli che a suo tempo hanno presentato i curricula in una abbastanza recente «manifestazione d’interesse», ma alla fine è passata una scelta più restrittiva, più tecnica e soprattutto meno politica. All’articolo 7 della legge in discussione c’è scritto: «I commissari saranno nominati tra i funzionari in servizio nella pubblica amministrazione con qualificate e comprovate professionalità ed esperienza nella gestione di strutture socio-sanitarie». Quindi, funzionari in servizio e, stando così le cose, non ci dovrebbero essere chiamate esterne agli organici della Regione. Va aggiunto – è scritto nello stesso articolo – che «i commissari nell’esercizio delle loro funzioni saranno affiancati da due dirigenti facenti le funzioni di direttore sanitario e direttore amministrativo». A fine novembre le nomine commissariali saranno quindi tre per ciascuna delle otto Aziende sanitarie, cui vanno sempre aggiunte quella autonoma dell’ospedale Brotzu e le due Miste. Per i policlinici la scelta dei commissari dovrà essere concordata con i rettori delle università di Cagliari e Sassari.

La mappa. L’ultima ipotesi di riordino delle Asl, pubblicata in questi giorni da La Nuova, ha portato alla luce del sole un dibattito finora rimasto sotto traccia. La bozza che prevede cinque Asl regionali (più quella futura che gestirà il 118, l’autonoma del Brotzu e i due policlinici) pare non abbia raccolto i consensi attesi. Anzi, si sono sollevate molte proteste: dai sindacati alle associazioni dei pazienti, dai sindaci agli amministratori di vari enti locali. La sostanza della levata di scudi è questa: nessuno vuole fusioni a freddo fra territori troppo diversi fra loro. È stato questo anche il messaggio lanciato alla Giunta in modo forte e chiaro: senza il coinvolgimento dei Comuni ogni possibile “mappatura” si lascerà alle spalle infinità di scontenti. Comunque, nei prossimi mesi, la stessa Giunta avrà più di un momento per rivedere, correggere fino a stravolgerla la mappa delle cinque Asl e di certo lo farà dopo aver sentito le istanze dei territori. Alcuni sin da ora ipotizzano che nell’ultima stesura le Aziende saranno addirittura ancora meno rispetto alle cinque ipotizate in questi giorni, o comunque verranno previste delle sotto zone che dovrebbero rendere più agevole amministrare i futuri distretti socio-sanitari. Con un ultimo dubbio: quando partirà il nuovo assetto, sarà già operativa la Centrale unica per gli appalti e nella sanità? Dovrebbe essere così anche se la leggina in proposito è molto vaga su come dovrà essere organizzato «l’accentramento della spesa», mentre forse era proprio quello il punto da cui partire per fermare un disavanzo ormai vicino ai 400 milioni.

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