Un grido dalla torre: «Non scendiamo e non molleremo»
Il pilota Andrea Mascia da tre settimane protesta a 30 metri «La politica ammetta che sulla nostra compagnia ha fallito»
OLBIA. Allora come oggi, li vedeva decollare e atterrare. Allora - anno 1974, aeroporto di Olbia appena aperto, lui fermo su una barca in avaria al porto - sognava di salirci, su quegli aerei, come pilota. Oggi - anno 2014, Meridiana in crisi profonda, lui barricato a 30 metri d’altezza su una torre - sogna di poterci tornare, per «continuare a fare il mio lavoro, perché questa è la mia vita», insieme ai 1633 colleghi che sono vicini a licenziamento.
Quarant’anni dopo, per Andrea Mascia, 57 anni, «cagliaritano di Olbia», assunto nel 1990 quando la compagnia si chiamava ancora Alisarda, quel sogno si sta trasformando in un incubo. Una favola da cui sta uscendo di scena il Principe e in cui lui, Mascia, caschetto d’aviatore, perennemente collegato al cellulare e connesso a Facebook, sta diventando il capo di tutto il popolo di Meridiana. Quello a cui si rivolge l’amministratore delegato, e poi i politici, i cassaintegrati di tutta la Sardegna, i giornalisti di mezza Italia.
«Non mollo, non scendo. Io e Sax (Santocchini, l’assistente di volo insieme a lui dal 15 ottobre, ndr) staremo qui finché la politica non ammetterà: su Meridiana abbiamo fallito» dice, al diciottesimo giorno d’occupazione di quella torre che, spiega, «sta diventando il faro di tutte le crisi». E messa in questi termini, non c’è una scadenza: lì potrebbe starci chissà quanto, a meno che l’azienda non lo richiami al lavoro. Fino al 15 novembre è infatti in cassa, ma il giorno dopo che succederà? «Se lo fanno, sarebbe strumentale, no?».
Un personaggio, Mascia. Uno che per una vita ha messo l’azienda prima di tutto, davanti ai suoi equipaggi, ai suoi dolori. «Perché ho volato con le costole rotte, con fratture alle dita - dice -. Facevo finta di stare bene, non era così, ma io volevo fare solo una cosa: volare. Adesso stiamo lavorando a un nostro piano industriale, un piano ombra, da offrire all’ad Scaramella. Si fa questo, si fa quest’altro. E rifacciamo volare Meridiana, ok?».
In Alisarda ci è arrivato dopo aver provato in Alitalia, e niente da fare; e dopo aver messo su un cantiere nautico, «un laboratorio, lo chiamavo io, perché ci costruivo le tavole da windsurf, sport in cui mi sono dilettato e in cui mia sorella è diventata una campionessa»; e insomma, dopo avere accarezzato il mare, la passione di sfiorare il cielo a tutta velocità è tornata prepotentemente, e si è ritrovato pilota in Alisarda, ai tempi controllata dalla coppia Aga Khan-Agnelli.
Ventiquattro anni dopo da aziendalista, «e quante critiche dai miei colleghi, quanti amici persi», ha deciso di condurre in prima persona la battaglia contro i licenziamenti, contro «quella che appare come la fine di Meridiana». Sembra difficile che possa avere quel ruolo, uno che guadagna 11 mila euro al mese, come hanno fatto sapere alcuni critici. «11 mila euro al mese solo ad agosto 2013, con 80 ore di volo - spiega -. Non mi nascondo, tutti devono sapere: ultimo stipendio, 6.695 euro a ottobre. Ultimo Cud, 58 mila euro. Faccio il pilota, in altre compagnie guadagnano di più. Eppoi, ci sono gli impiegati, i tecnici, gli assistenti di volo, con stipendi normali».
Da quel 15 ottobre all’alba, con in mezzo lo sciopero della fame, diffonde video in cui sembra un messia che parla da un posto sperduto nel mondo; oppure gioca con Sax a girare clip simpatiche ma taglienti. «Di chi è la colpa di questa crisi? Un po’ di tutti. Proprietà e management, ovviamente, ma anche, per la piccola parte che ci spetta, anche nostra e dei sindacati: non abbiamo capito che il mondo stava cambiando».
E ora, che fare? Ora che si tratta per decidere chi resta e chi esce dall’azienda? Mascia potrebbe non rispondere. Potrebbe parlare d’altro. Va dritto al punto, come quando ha in mano un aereo. «Per quanto incerta, la mobilità, 4 o 6 anni, è più stabile del futuro di Meridiana. Questo lo devo dire, perché sono onesto. E questo non me lo porterà via nessuno, mai».
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