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La proposta di Dario Franceschini: «Ripristinare l’arena dei gladiatori»

La proposta di Dario Franceschini: «Ripristinare l’arena dei gladiatori»

Il ministro riprende una proposta lanciata dall’archeologo Daniele Manacorda e apre il dibattito L’esempio è il progetto di Piero Angela e di Paco Lanciano che ha ridato vita al Foro di Augusto

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ROMA. Un'ampia superficie al posto del labirinto di muri scoperchiati al sole, un'arena candida per ospitare, come un tempo, gare e spettacoli o anche solo per passeggiare nello spazio immenso dell'anfiteatro, calpestato dai gladiatori duemila anni fa, e spingersi poi nei sotterranei bui, destinati alle belve, ai feriti, agli addetti alle attività sceniche. È la suggestione che ha sedotto il ministro Franceschini, che ieri lancia su Twitter la proposta di restituire al Colosseo l'aspetto che aveva fino a poco più di un secolo fa.

Un'idea, ispirata a uno scritto dell'archeologo Daniele Manacorda, che divide già gli esperti. Il progetto di Manacorda «di restituire al Colosseo la sua arena mi piace molto. Basta un pò di coraggio», twitta Franceschini, postando alcune foto Alinari in cui l'arena è lì, con una croce al centro, circondata dagli spalti corrosi dai secoli, prima che gli scavi tra XIX e XX secolo ne mettessero a nudo gli ipogei. Ripristinarla – è il ragionamento del ministro aiBeni culturali – potrebbe arricchire la visita del monumento più gettonato al mondo (5 milioni di presenze all'anno), creando percorsi guidati anche nei sotterranei, oggi un labirinto quasi inaccessibile, e aprendo a modalità nuove di fruizione: passeggiate notturne, proiezioni e magari anche eventi, sempre di alto profilo culturale. Il modello è il progetto di Piero Angela e Paco Lanciano che ha ridato luce e vita al Foro di Augusto, attirando migliaia di turisti e romani entusiasti di riappropriarsi della loro storia millenaria.

Per diventare realtà, il sogno di Franceschini andrà affidato a un tavolo tecnico e probabilmente a una commissione di esperti per definirne modalità, soluzioni e costi. Ma è chiaro che al Mibact viene considerato un investimento in termini di valorizzazione, in grado di garantire nuove entrate. Se alla Soprintendenza per i Beni archeologici si lavora già agli approfondimenti sulle possibili soluzioni tecniche, le linee guida sono nell'intervento pubblicato da Manacorda a luglio sulla rivista Archeo: «Rifare l'arena quali problemi comporta? Francamente non ne vedo: restituire ai sotterranei la loro sotterraneità significa offrire la possibilità di visitarli addentrandosi in un labirinto, questa volta però sensato», sottolinea l'archeologo, permettendo all'anfiteatro di tornare un luogo aperto a «ogni possibile evento della vita contemporane», magari gare di lotta greco-romana, o una recita di poesie, o un volo di aquiloni. Basta, dunque, con le suggestioni di un'archeologia «necrofila «che fa l'autopsia ai monumenti, ma poi non ne ricompone i corpi». L'archeologo fa un parallelo con l'autopsia: «Per secoli l'uomo non ha potuto studiare l'uomo, perchè la dissezione anatomica era vietata da pregiudizi religiosi o ideologici, quando è nata l'anatomia scientifica è nata la medicina moderna. Ma dopo lo studio, il cadavere viene ricucito. Allo stesso modo quando apriamo il suolo per un'attività archeologica, non per questo dobbiamo poi lasciare esposte al sole le interiora dei monumenti. Nel caso del Colosseo è successo proprio questo».

L'idea convince appieno Gaetano Volpe, presidente del Consiglio superiore dei beni culturali: «Basta con i feticismi, spieghiamo ai visitatori cosa è stato il Colosseo e quali funzioni ha svolto». Ma il progetto incassa anche il sostegno anche dell'ex soprintendente Adriano La Regina, definito il “signor no” durante la gestione Rutelli per la sua intransigenza: «In fondo il Colosseo nasce proprio come un’arena. Non è un monumento delicato come può sembrare, nasce come uno stadio. Non ci sono problemi gravi, anche se lo studio va approfondito perché il completamento comporta la soluzione di problemi abbastanza complessi, come quello del deflusso delle acque piovane o della climatizzazione della parte che verrà poi coperta».

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