La Nuova Sardegna

“Crime story”, tra mafia e romanzo

di Roberta Sanna
“Crime story”, tra mafia e romanzo

Massimo Carlotto con Titino Carrara e Maurizio Camardi in un’avvincente pièce alla Vetreria di Pirri

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PIRRI. Funzionerà un noir su mafia e sesso? In “Crime Story”, in scena sabato scorso per la stagione Cada die alla Vetreria, se lo domanda Massimo Carlotto, scrittore nei panni di se stesso, subito ingaggiato in dura polemica proprio dal personaggio che ha scelto come protagonista della sua storia criminale. Funziona il topos pirandelliano, e crea un interessante doppio registro drammaturgico, accompagnato sapientemente dal sax di Maurizio Camardi. Da una parte la genesi narrativa, con dubbi, ricerche e domande di uno scrittore di noir interessato alla realtà, curioso e attento a non dare niente per scontato, consapevole dell’intento di farsi leggere.

E dovendo scrivere di mafia per ragioni editoriali, coglie al balzo l’intrigante titolo di cronaca. In Lombardia, Toni, un pentito di mafia, ha ucciso un travestito sudamericano, Gioia, suo amante. Carlotto immagina allora una giovane inquirente intenzionata a dimostrare che, non trattandosi di un delitto commesso per motivi mafiosi, non rientra nello scambio e Toni è processabile. Ma, entrato in scena, grazie ad un efficace e istrionico Titino Carrara, senza alcuna nessuna intenzione di farsi piegare alle esigenze romanzesche dell’autore, Toni ribatte. Si apre così il secondo registro della pièce, che pone domande sulla mafia (una su tutte su cui riflettere: ma lo Stato la vuol combattere davvero? ) e sulle contraddizioni dello status di pentito, sulle mutazioni delle mafie, mutazioni culturali e delle nuove generazioni di mafiosi laureati.

“Pentiti” che in realtà non si pentono, spiega Carlotto, i collaboratori di giustizia entrano in un gioco così ambiguo, in cui capita che confessino persino reati non commessi, in cui non raccontano mai tutto ma quel tanto che basta per rendersi indispensabili, e spesso senza impensierire più di tanto l’organizzazione criminale. Così Toni, che ritiene Gioia solo una vittima necessaria, una volta noto ai pezzi grossi il legame proibito, per mantenere il suo onore di mafioso, produce una deposizione che blocca il plot dello scrittore e della giovane giudice. Crea quindi la sua trama, in cui ad hoc include la vittima come complice di un intrigo mafioso. Rilancia l’autore tramando una vendetta di due trans amiche di Gioia o, in alternativa, facendo collaborare la moglie di Toni con la giudice. A colpi di scena col suo romanzo vuol fare “baccano”, dice Carlotto, per far scappare gli odiati ratti come Toni. Che gioca la stoccata finale. I soldi sporchi da “lavare” fanno comodo a tutti in tempi di crisi, chi vuol rinunciarci? L’apporto di denaro della mafia è ormai parte dell’economia. Deve ammetterlo Carlotto, lo ha toccato con mano, anche nel suo Nord-Est. Se scriverà questo noir, dovrebbe darla vinta a Toni. E con considerazioni ironiche e amare, valutando se scrivere invece una storia infarcita di ricette secondo un trend attuale, congeda gli spettatori di questa pièce brillante e carica di spiacevole realtà.

Il prossimo appuntamento in Vetreria proporrà sabato alle 21 l’atteso “Vocazione” di Danio Manfredini.

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