Il modello Electrolux per salvare le aziende
La proposta arriva dal viceministro allo Sviluppo De Vincenti che annuncia: «Siamo attivi perché anche Alcoa riprenda la produzione con un partner forte»
CAGLIARI. «Le imprese si salvano quando arrivano gli imprenditori in grado di dare un futuro all’azienda. È quello che sta accadendo per Euroallumina mentre stiamo lottando perché questo accada anche per Alcoa». Lo ha sostenuto ieri Claudio De Vincenti, viceministro allo Sviluppo economico, intervenendo alla trasmissione Radio anch’io, assieme al segretario della Cgil sarda, Michele Carrus, il quale ha messo sotto accusa la politica industriale dello Stato.
Tutti i nodi arrivano al pettine e l’Italia ha progressivamente rinunciato alla politica industriale - ha sostenuto il segretario della Cgil sarda: «Come regolatore, lo Stato non ha brillato per efficienza e non sono andate bene nemmeno le privatizzazioni visto che i privati sono stati bravi a socializzare le perdite e a privatizzare gli utili». L’allarme lanciato dai sindacati è lo stesso di quello che qualche giorno fa era venuto dalla Confindustria sarda: «Non si crea sviluppo e occupazione senza industria».
Il viceministro De Vincenti è d’accordo e, pur partendo da un punto fermissimo: «Lo Stato non deve fare più impresa», ha poi fatto una piccola apertura: «Giudicheremo situazione per situazione», ha detto l’esponente del governo, «e in qualche caso ci potrà essere l’intervento del Fondo strategico, uno strumento nato per creare le condizioni attraverso le quali catalizzare le capacità imprenditoriali e le risorse finanziarie private».
Il Fondo strategico, in realtà, è una holding di partecipazioni il cui azionista di controllo è all’ottanta per cento la Cassa Depositi e prestiti mentre le restanti quote sono della Banca d’Italia. La caratteristica è che il capitale è aperto ad altri investitori istituzionali, italiani o esteri. De Vincenti ha fatto intendere che lo Stato potrebbe intervenire nella «partita» dell’acciaio, considerando il settore strategico.
«L’acciaio è considerato strategico perché il Paese ha un’industria meccanica importante ma allo stesso modo dovrebbe essere considerato strategico il settore alluminio», ha affermato Michele Carrus.
Le crisi obbligano alla scelta e alla decisione ma la strada del cambiamento non può prescindere che dalla difesa delle imprese. «Noi abbiamo diversi problemi», ha spiegato Michele Carrus, «il primo è l’assenza di una politica industriale e in Sardegna questo si traduce nell’assenza di energia che mette in difficoltà la chimica di base, il ciclo del cloro, e costringe alla chiusura aziende importanti. Nel caso di Porto Torres si sta mettendo in campo un progetto di riconversione della chimica verde che sembra abbia una battuta d’arresto».
Per le aziende da salvare, infine, è stato prospettato il modello dell’Electrolux, la multinazionale svedese che, in un primo tempo, voleva lasciare la produzione degli storici impianti ex Zanussi in Italia per delocalizzare i propri stabilimenti. La vertenza ha portato a un compromesso con la multinazionale svedese, la quale ha rinunciato all’intento di chiudere un sito e ha accettato la gestione degli esuberi solo attraverso ammortizzatori sociali conservativi. Gli operai hanno accettato ritmi produttivi più intensi ma il risultato è stato ottenuto: l’azienda è rimasta in Italia. A contribuire al risultato sono state le istituzioni a cominciare dagli Enti locali: c’è stato un intervento pubblico che ha consentito un taglio del costo del lavoro per le imprese che fanno contratti di solidarietà. Taglio del costo del lavoro e Fondo strategico, strumenti utili per sostenere le aziende: «A patto che dietro ci siano imprenditori veri».
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