La Nuova Sardegna

Processo P3 verso la riunificazione

Processo P3 verso la riunificazione

All’udienza di gennaio i procedimenti di Verdini e Cosentino uniti con Cappellacci

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CAGLIARI. Scorporate all’udienza preliminare perché mancava l’autorizzazione del parlamento all’uso delle intercettazioni telefoniche in cui sono coinvolti i tre parlamentari ed ex parlamentari del centrodestra, le posizioni di Denis Verdini, dell’ex sottosegretario Nicola Cosentino e di Marcello Dell’Utri potrebbero rientrare all’udienza del 9 gennaio nel procedimento penale che vede Ugo Cappellacci e altre tredici persone tra cui sette sardi imputate per vari reati collegati all’attività della cosiddetta loggia P3, l’organizzazione criminale che per la Procura di Roma era caratterizzata «dalla segretezza degli scopi, dell'attività e della composizione del sodalizio e volta a condizionare il funzionamento di organi costituzionali e di rilevanza costituzionale, nonché apparati della pubblica amministrazione dello Stato e degli enti locali». Sia il processo principale che gli stralci sono stati assegnati alla nona sezione, il che sembra rendere scontata la scelta di riunificare tutto. Per questo stando alle previsioni il presidente del tribunale Zaira Secchi all’udienza di lunedì 10 novembre dovrebbe rinviare il dibattimento. Salterebbero poi anche le udienze programmate per il 17 e il 19 dicembre, così da dare il tempo agli uffici di risolvere il problema Dell’Utri: per lui si attende l’esito della seconda richiesta di estradizione suppletiva dal Libano, perché a oggi risulta concessa ed eseguita solo per i reati che sta scontando con la detenzione a Parma, quelli di concorso esterno in associazione mafiosa. Nel processo P3 Dell’Utri – per lui l’udienza preliminare è fissata al 3 dicembre - è imputato come Verdini di associazione a delinquere finalizzata a episodi di corruzione, abuso d'ufficio e illecito finanziamento riferiti ai rapporti con alcuni imprenditori interessati a operare nel settore della produzione dell'energia eolica e delle bonifiche industriali in Sardegna, mentre Cosentino deve rispondere soltanto di diffamazione. Soltanto dopo l’ok all’estradizione-bis sarà tecnicamente possibile aggiungere al ramo principale del procedimento anche la sua posizione, che agli atti del processo risulta centrale: era lui, insieme a Verdini, grazie all’autorevolezza e all’influenza maturate all’interno dell’allora Pdl di Berlusconi a tenere i contatti con Cappellacci e con Flavio Carboni per mandare avanti i lucrosi progetti legati all’eolico e alle bonifiche nel Sulcis, piani milionari poi naufragati. L’ex governatore della Sardegna risponde infatti davanti al tribunale di Roma di abuso d’ufficio per aver ceduto - secondo il capo d’imputazione - alle pressioni di Carboni, Denis Verdini e Marcello Dell’Utri e nominato senza una selezione pubblica e senza alcun criterio Ignazio Farris alla presidenza dell’Arpas, l’agenzia regionale da cui dipendevano in parte le autorizzazioni ad aprire i cantieri eolici e gli interventi di bonifica. Secondo la Procura di Roma soltanto quando sono filtrate nei giornali alcune informazioni sull’inchiesta giudiziaria in corso Cappellacci - che è difeso da Guido Manca Bitti e Alessandro Diddi - sarebbe tornato indietro bloccando definitivamente i progetti sardi per l’eolico. (m.l)

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