Sieni e il mistero della femminilità La solitudine secondo Bertozzi
CAGLIARI. L'archetipo come fonte, il corpo come segno e il movimento come esaltato strumento di ricongiunzione alla vita. “Kore” di Virgilio Sieni e “Orphans” di Simona Bertozzi - ospiti illustri la...
CAGLIARI. L'archetipo come fonte, il corpo come segno e il movimento come esaltato strumento di ricongiunzione alla vita. “Kore” di Virgilio Sieni e “Orphans” di Simona Bertozzi - ospiti illustri la scorsa settimana del festival “Da dove sto chiamando?” - partono dallo stesso bisogno di confrontarsi con figure originarie per esprimere il mistero della femminilità attraverso Persefone, dell'incontro e della perdita nell'universo attraverso la figura dell'orfano. La pluripremiata coreografia di Sieni, ispirata al libro di Agaben “La fanciulla indicibile”, è agita in modo sublime da Ramona Caia, che incarna la bambolina snodata che cammina sui ginocchi e avanza sulla sulla scena scuotendo la chioma bionda e ripetendo meccanicamente gesti d'offerta e di abbraccio.
“Kore” è costruito per quadri e cambi nei quali sparisce e ricompare la danzatrice che si trasforma nella dea animale, strisciante, capace d'incantare con micro movimenti della schiena illuminata a terra, di danzare sui gomiti, di evocare la supermarionetta, las Meniñas di Velasquez, le creature sul ciglio dell'averno di neoclassica memoria in una danza sempre nuova che cerca l'equilibrio per infrangerlo un secondo dopo, che avanza su una gamba come per una zoppìa e disegna nell'aria la linea e il corpo. Un lavoro prezioso per gusto pittorico ma ancor più per l'intensità di ogni tremito, di ogni tensione, di ogni sguardo che accompagna le musiche di Angelo Badalamenti, Pärt, Francesco Giomi. Declinato al maschile il lavoro di Simona Bertozzi, tra le coreografe più premiate nella scena internazionale, è affidato a Manfredi Perego, Andrea Sassoli e Demian Troiano, su musiche di Susamo Yokota e Pink Floyd. “Orphans”descrive tre solitudini che si dilatano nello spazio, ognuna cerca il proprio movimento verso l'esterno quale segno fragile e audace di apertura e offerta. Accoglienza e abbandono, necessità e ricerca dell'altro sono affidati a un pas de deux di Andrea Sassoli e Demian Troiano che si trasforma presto in una danza corale a tre, fatta di catene indissolubili e attraversamenti l'uno nell'altro. Così i tre danzatori diventano una folla, l'umanità che avanza in coda e si perde nell'infinito a sperimentare l'imponderabile.
Ancora danza questo sabato alle ore 21 al Piccolo Auditorium dove il festival “Find 32” propone Silvia Gribaudi, ideatrice del progetto europeo di dialogo intergenerazionale sull’invecchiamento attivo, in scena con il 66enne Domenico Santonicola con “What age are you acting? – Le età relative”.
Domenica ritorna la compagnia Linga con una prima nazionale. “Solographies”,per le coreografie di Katarzyna Gdaniec e Marco Cantalupo, in cui la protagonista è la donna in tutte le sue espressioni, al di fuori degli stereotipi e dei luoghi comuni.
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